Il Tirreno

Lucca

PERSECUTORE DELLE INGIUSTIZIE ED EROE CHE AGIVA IN SILENZIO

di ALFREDO DE GIROLAMO

Fratel Arturo Paoli non c'è più. Se n'è andato in silenzio, alle soglie dei 103 anni, veneranda età che avrebbe compiuto in novembre. Se n'è andato in quello stesso silenzio nel quale, oltre 70 anni...

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Fratel Arturo Paoli non c'è più. Se n'è andato in silenzio, alle soglie dei 103 anni, veneranda età che avrebbe compiuto in novembre. Se n'è andato in quello stesso silenzio nel quale, oltre 70 anni fa, fece del bene, contribuendo a salvare la vita di centinaia di ebrei. Un instancabile persecutore delle ingiustizie, questo era Don Paoli, che grazie all'aiuto fondamentale in tempo di guerra nella sua Lucca e dintorni, agli ebrei perseguitati dai nazi-fascisti e dal rischio deportazione, nel 1999, mentre era in Brasile come missionario, venne raggiunto dalla notizia che Yad Vashem, l'Istituto israeliano per la Memoria della Shoah, che dal 1953 ha il compito di ricordare i Giusti tra le Nazioni, coloro che non ebrei, rischiarono le loro vite per aiutare gli ebrei durante la Shoah, lo aveva insignito del titolo di Giusto. Un riconoscimento per Fratel Arturo Paoli sicuramente meritato.

Nel 1940, dopo esser stato ordinato sacerdote, a Don Paoli venne assegnato un vecchio edificio, che divenne la casa dei Padri Oblati, dove iniziò ad occuparsi dei giovani e degli operai di Lucca. Al momento della persecuzione, tuttavia, la casa degli Oblati divenne rifugio di ebrei, partigiani e di tutti coloro che rischiavano la deportazione nei campi in Germania.

Un rifugio sicuro, grazie alla stretta e attenta collaborazione nata tra Don Paoli e Giorgio Nissim, responsabile di Delasem, ovvero l'organizzazione ebraica che assisteva i perseguitati. Paoli e Nissim avevano escogitato un sistema di riconoscimento tanto efficace quanto originale: Nissim inviava da Don Paoli persone che gli mostravano mezza banconota da 5 lire; se il numero di serie combaciava con una delle mezze banconote che Nissim aveva lasciato in precedenza al sacerdote, la persona necessitava di aiuto ed era ospite della casa. Grazie a quel sistema infallibile Fratel Arturo Paoli e Giorgio Nissim salvarono centinaia di ebrei dalle deportazioni. La storia delle cinque lire me la raccontò lui, quando lo incontrai l'ultima volta, nell'autunno 2013, al momento della raccolta del materiale per la stesura di “Gino Bartali e i Giusti toscani”. Me la raccontò con straordinaria lucidità, è grande partecipazione. In quella occasione gli chiesi anche cosa pensava di Papa Francesco. Mi rispose con un grande sorriso, al quale seguì l'affermazione che presto lo sarebbe andato a trovare, cosa che poi avvenne nel gennaio successivo. Quel sorriso lo porterò sempre con me.

Fratel Arturo Paoli, per quanto fatto, non è mai stato dimenticato. Nel 2006, l'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli consegnò la medaglia d'oro al valore civile, per meriti nei confronti della popolazione nel periodo della Liberazione, in quanto, parole di Ciampi, «mirabile esempio di grande spirito di sacrificio e di umana solidarietà». Con lui, furono insigniti della stessa onorificenza i suoi confratelli don Sirio Niccolai, don Cesare Staderini, don Renzo Tambellini e infine un altro famoso pers. onaggio toscano, Gino Bartali. Lo stesso riconoscimento, quel giorno, Ciampi lo consegnò anche a Giorgio Nissim, all'epoca scomparso già da 30 anni. Oggi Don Paoli e Nissim si rincontreranno. E non avranno sicuramente bisogno di una banconota da 5 lire spezzata a metà per potersi riabbracciare liberamente.

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