Il Tirreno

Lucca

Quella bottiglia d’olio per papa Francesco

di Nadia Davini
Quella bottiglia d’olio per papa Francesco

Nel 2014 la visita a Roma a Bergoglio, conosciuto ai tempi della dittatura militare in Argentina

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Dall'altra parte del mondo Papa Francesco esortava 200mila giovani del Paraguay, accorsi a salutarlo prima del suo ritorno a Roma, ad «andare controcorrente, fare casino avendo cura di organizzarlo bene». E lo faceva con il solito sorriso genuino che fa sentire tutti più vicini.

Da questa parte di mondo, Fratel Arturo Paoli, l'ultimo profeta, si addormentava per il sonno più lungo, con i suoi 102 anni vissuti senza delegare mai. E lo faceva col sorriso di chi non è rimasto a guardare, lui che i suoi giovani li ha esortati per tutta una vita, ricoprendoli della dolcezza delle sue parole, intrise di una lucidità ferma, indissolubile, che ogni volta faceva riflettere.

Erano amici, Papa Francesco e Fratel Arturo, uniti dalla consapevolezza, quasi fisica, della sofferenza, riscattata attraverso l'umiltà e quella contagiosa voglia di vivere e di veder vivere gli altri che non poteva lasciare indifferenti. Sì, la sofferenza, il dolore, il desiderio di pace. Concetti che Fratel Arturo Paoli aveva maturato fin da piccolo, di fronte ad alcuni episodi di violenza fascista, poco dopo con la devastazione delle leggi razziali e della guerra. Sofferenza, amore, pace che aveva portato con sé nei suoi viaggi da missionario, nel suo impegno con i poveri e i più deboli.

Così in Argentina, a partire dal 1960 e fino al 1974, sotto la dittatura e di nuovo la violenza: a quegli anni si deve il suo incontro con Bergoglio, allora Provinciale dei gesuiti. Lì si conobbero, lì ebbero modo di apprezzarsi l'un l'altro.

«Si conobbero in Argentina negli anni della dittatura – racconta don Lucio Malanca, segretario del vescovo –. Si rincontrarono a Roma a inizio 2014». Era poco più di un anno fa, era gennaio: Fratel Arturo Paoli raggiunse il Vaticano, accompagnato da don Lucio, per incontrare Papa Francesco a Santa Marta. Un colloquio di un'ora, riservato, al termine del quale Paoli donò a Bergoglio una bottiglia d'olio e l'immagine del Volto Santo.

«Era sicuramente emozionato – continua il segretario del vescovo –. L'incontro durò un'ora e forse anche qualcosa in più, ma sul contenuto non dico niente, perché Fratel Arturo voleva così. Posso dire però che quell'incontro rappresenta una data molto importante per tutti noi, anche a livello teologico».

Di lui, che sperava che il Papa ricambiasse la sua visita venendo a Lucca, merita ricordare questo passaggio. «Io che sono arrivato all'epilogo vi dico che l'esistenza è bella. Non è facile, ma è bella. Nessuno è una foglia destinata a cadere, nessuno di noi può dire: “io non c'entro, perché la storia è fuori di me”.

«Ognuno, per il fatto che respira, cammina, agisce, sceglie, è responsabile del bene e del male, può scegliere se immettere nel mondo bellezza e amore oppure morte, odio, separazione. Abbiate il proposito di non rendere la nostra società sterile e senza vita, ma di farla sobria e laboriosa. Applicatevi allo studio e al lavoro, pensate a chi ha più bisogno, agli emarginati, ai poveri. Non c'è bellezza più grande dell'amore».

Parole che tante volte Fratel Paoli ha ripetuto, soprattutto negli incontri con i giovani e con le scolaresche. Senza dimenticare che a Fratel Paoli e alla sua opera è stato intitolato un concorso, indirizzato proprio agli studenti, invitati a realizzare elaborati sulla vita del religioso.

Un concorso che ogni anno fa arrivare centinaia di elaborati da tutta Italia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web