Il Tirreno

Lucca

«Bisogna dire sì ai concerti sugli spalti»

di Barbara Antoni
«Bisogna dire sì ai concerti sugli spalti»

L’ex sindaco Fazzi invita l’attuale amministrazione a cambiare rotta: Comune e festival stiano uniti

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LUCCA. Lo sente un po’ suo il Lucca Summer Festival, «come committente. Sono consapevole che senza una volontà forte e chiara del Comune, unico titolare della piazza (Napoleone, ndr) la rassegna non sarebbe partita. Fui io a pestare sull’acceleratore perché mi piacque la formula». Pietro Fazzi, il sindaco che credette nel Summer e fu artefice, nel 1998, del suo decollo, ricostruisce la nascita del festival, lo scetticismo di alcuni e la scommessa di altri, tra cui egli stesso. E invita l’attuale amministrazione a cambiare rotta: «il Comune deve partecipare all’organizzazione della rassegna».

Diciotto anni fa Lucca era diversa: una città d’arte dove molti locali chiudevano per ferie anche in luglio. Quale fu la sua scommessa?

«Investire in una manifestazione culturale che avesse una ricaduta sulle città, dal punto di vista turistico, economico, che le desse visibilità e prestigio.

Perché disse sì alla proposta di Mimmo D’Alessandro di creare il Summer Festival?

«Uno come lui poteva intuirle le ricadute che cercavo. Veniva da Bussoladomani, sapeva vedere la qualità. Oggi che il festival raggiunge la maggiore età ne ho la conferma. A luglio la città è sotto i riflettori di un pubblico attento. In diciotto anni non c’è mai stato un problema di ordine pubblico: si vede che c’è la capacità di gestirlo. La manifestazione è cresciuta, con una ricaduta che ha cambiato il calendario degli operatori. Luglio oggi è piena stagione per tutti».

La vigilia del festival è stata ricca di tensioni tra D’Alessandro e l’attuale amministrazione. Come le ha lette?

«Anche durante i miei mandati ci sono stati momenti di tensione con il Summer, ma mai alla vigilia della manifestazione. In fase preorganizzativa, da due-tre mesi prima del Summer, mai fatte polemiche. Penso che sia meglio per la città tenere tutto sotto traccia. Penso ad esempio che la polemica sul suolo pubblico sia altamente sopravvalutata».

Lei quale linea teneva?

«Ho sempre fatto in modo che il Comune risultasse coorganizzatore del festival, ho sempre stimolato una percezione congiunta delle due parti. Se il Comune coorganizzava la rassegna, questa non doveva pagare il suolo pubblico».

Cosa consiglierebbe all’amministrazione oggi?

«Il Comune dovrebbe sotterrare l’ascia virtuale di guerra e investire in modo convinto su un aspetto: dovrebbe azzerare il suolo pubblico ma pretendere che in tutta la promozione che fa il Summer Festival Lucca sia sempre presente, studiando una serie di formule. Un esempio? Lucca città di Puccini, Lucca Summer Festival, Lucca città dell’olio per dirne alcune. Ma se si vuol operare così occorre anche nell’amministrazione gente che stia addosso al festival, che lo segua. Oggi mi sento di dire che la città non è diventata maggiorenne mentre il partner è cresciuto. E come accade in questi casi in tutte le relazioni, se non cresci anche te il partner lo perdi».

Alessandro Tambellini, il sindaco attuale, e il patron del Summer D’Alessandro sono stati spesso ai ferri corti di recente.

«È un fatto che mi sorprende. D’Alessandro è una persona duttile, umanamente sensibile. Come tutte le persone di spettacolo quando lancia una proposta, finché non arriva l’ok sta in ansia. D’Alessandro ha bisogno di interlocutori che parlino per la città per migliorare il connubio e la formula».

E se alla fine arrivasse il divorzio tra città e festival?

«Sarebbe un errore per la città, che l’amministrazione e il sindaco iscriverebbero tra i fallimenti».

Quale gruppo o artista che non c’è stato vorrebbe vedere sul palco di piazza Grande?

«Sono un consumatore appassionato di musica. Amo in particolare i King Crimson, Pink Floyd e i Genesis. Sarei stato molto favorevole a un’esibizione dei Pink Floyd dietro San Frediano. l cinquecentenario delle Mura festeggiato con un concerto col titolo The Wall: sarebbe stato magnifico. Seduti sugli spalti lì, su dei cuscini, potrebbero starci cinquemila persone».

Invece sugli spalti c’è un veto per i concerti.

«Quando hai detto che accetti i Comics devi dire di sì anche ai concerti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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