Sicurezza
Media distribuzione nella ex chiesa
Presentato il masterplan per la grande struttura: occorreranno almeno sette milioni per recuperare i locali
LUCCA. Le botteghe alimentari intorno al chiostro, il mercato di filiera corta nella zona est del complesso (quella che si affaccia sulla parte opposta di piazza del Carmine), una struttura di media distribuzione, auspicabilmente non alimentare, nell’ex chiesa, la cui superficie raggiungerebbe i mille metri grazie alla realizzazione di un soppalco. Al primo piano, il settore delle botteghe artigiane e dei prodotti tipici. E poi attività di merchandising turistico di qualità e una struttura di accoglienza, un hotel.
Dovrebbe (potrebbe) essere l’ossatura del mercato del Carmine dopo il recupero di cui getta le basi il masterplan che ieri gli assessori Francesca Pierotti (edilizia pubblica), Serena Mammini (urbanistica), Antonio Sichi (patrimonio) e Giovanni Lemucchi (commercio) hanno illustrato alle commissioni consiliari lavori pubblici e sviluppo economico.
Di fatto, gli attuali amministratori sono andati a ripescare il masterplan presentato per la riqualificazione del Carmine nel 2011 da Polis (società della Lucca Holding in procinto di essere trasformata in società di trasformazione urbana) e poi cassato all’epoca dalla commissione perché non soddisfaceva i requisiti imposti dal capitolato della gara allora lanciata per il recupero del Carmine (erano gli anni della giunta di Mauro Favilla, che ha preceduto l’attuale guidata da Tambellini).
Le novità sostanziali rispetto a quell’idea progettuale sono l’introduzione del mercato di filiera corta e l’ampliamento della superficie utilizzabile dell’ex chiesa.
Il recupero e riutilizzo della chiesa, chiusa da anni e in stato di degrado avanzato, è la parte più ambiziosa del progetto base complessivo. Perché mentre i soldi per realizzare la copertura del primo piano ci sono (500mila euro della Fondazione Crl) ci sono e i lavori dovrebbero partire a breve, e così si ha la certezza che arriveranno, dalla stessa Fondazione, due milioni per il recupero dei locali intorno al chiostro e altre opere di restauro, non ci sono risorse per il recupero della chiesa dove, viene spiegato, gli affreschi dovranno essere riportati allo stato originario. Un intervento che richiederà, conferma Lemucchi, investimenti fra sette e otto milioni. È già deciso che per questa parte di recupero e riconversione dei locali verrà emesso un bando al quale, presumibilmente, potranno partecipare grandi gruppi con alle spalle esperienze analoghe.
«La vera scommessa - dice Lemucchi - è trovare un imprenditore disposto a investire sulla gestione dell’ex chiesa».
L’idea finale, ad ogni modo, spiega sempre Lemucchi, è che il Carmine diventi un luogo di passaggio e servizio per chiunque si trovi a Lucca, residente o turista che sia. L’idea è anche di accelerare su un recupero stretto in un’impasse pluriennale, anzi pluridecennale. Entro il mese di luglio, conferma l’amministratore, il masterplan verrà sottoposto al consiglio comunale. E se arriverà l’assenso si potrà pensare al progetto esecutivo (anche se, commenta Lemucchi, «siamo sempre aperti a ulteriori contributi e proposte».
«L’idea generale - spiega anche l'assessore Francesca Pierotti - è rilanciare la parte della città dove insiste il Carmine non solo dal punto di vista commerciale ma anche nel complesso di attività, ruoli, funzioni e identità che il mercato stesso riveste».
«La tutela del complesso edilizio del Carmine - continua - rappresenta una priorità nel progetto di riqualificazione complessivo e dovrà conservare gli elementi storici ed artistici anche mediante operazioni di restauro di paramenti, pavimentazioni e affreschi. Il progetto esecutivo pertanto verrà redatto in accordo con la Soprintendenza. Inoltre - chiude - il restauro dovrà garantire il superamento delle barriere architettoniche così da permettere la totale accessibilità anche al primo piano».
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