Il Tirreno

Lucca

L’addio a Franco Corradi tra commozione e ricordi

di Andrea Giorgi e Luca Tronchetti
L’addio a Franco Corradi tra commozione e ricordi

I suoi «ragazzi» della Lucchese e i vecchi commilitoni del reggimento degli alpini hanno salutato il ristoratore. Le offerte saranno devolute alle suore di clausura

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LUCCA. La sua gente - quella che gli voleva bene per la sua generosità, la sua allegria e il sua onestà sul lavoro e nella vita quotidiana - era lì ad attenderlo sul sagrato del convento della Visitazione di Santa Maria a San Pancrazio dove la famiglia Corradi, raccogliendo le sue ultime volontà, ha voluto celebrare il funerale di Franco, 68 anni, da 52 anni l’anima del ristorante «Il Guercio» sulla via per Camaiore. All’arrivo del carro funebre contenente i resti mortali del sor Franco si è levato un applauso scrosciante e le lacrime hanno solcato il volto di quelle persone che, per un motivo o per un altro, hanno avuto modo di conoscere una persona schietta, genuina e soprattutto leale. A portare il feretro nella chiesa del monastero delle suore di clausura di San Pancrazio il figlio Antonio e il genero Vittorio Tosto, sposato con Franca Corradi, visibilmente provati. La bara è stata sistemata ai piedi dell’altare dove don Luca, rettore del seminario, ha officiato la funzione liturgica.

Offerte per le suore. Era la prima volta che la chiesa del convento veniva utilizzata per un funerale di un laico, di una persona che non fosse legata da voti religiosi al convento stesso. Un onore speciale che le sorelle del convento hanno voluto accordare a Franco dietro sua esplicita richiesta, in omaggio ai lunghi anni in cui lui e sua moglie Elena hanno frequentato il ritiro in cerca di conforto spirituale, non esimendosi mai dal contribuire generosamente al sostentamento dell’istituzione stessa nei momenti di difficoltà. E nel corso della funzione liturgica sono stati raccolti 1900 euro che saranno devoluti alle suore di clausura di San Pancrazio e a suor Cornelia a Medjugorje. Oltre alle suore, allineate dietro l’inferriata che dal convento si affaccia sull’interno dell’edificio sacro, sono pochi, pochissimi coloro che riescono ad entrare nella minuscola chiesa stipata fino all’inverosimile: la grande maggioranza attende sul viale l’uscita del feretro assiepata sotto l’ombra degli alberi.

I suoi ragazzi. Il Guercio è stato per anni il «covo della Lucchese», il quartier generale dei rossoneri nella gestione Maestrelli. E proprio il presidentissimo Egiziano, impossibilitato a partecipare per motivi di salute, e la sua famiglia hanno partecipato al dolore per l’improvvisa scomparsa di Franco con una necrologia che testimonia il grande affetto e la forte amicizia: «Con lui tanti momenti indimenticabili dove sempre si leggeva una vera grande amicizia». Tanti i «ragazzi» diventati uomini dopo il passaggio alla Lucchese che hanno voluto essere presenti per dare la loro testimonianza. Da Albinia è arrivato Luciano Fusini, da Livorno Gaetano Salvi e da Genova Andrea «Ricky» Bianchi. E poi i tanti rossoneri rimasti a vivere a Lucca: da Baraldi a Di Stefano, da Innocenti a Vannucchi, da Tarantino a Quironi, da Guzzo a Giusti sino a Massimo Morgia sempre pronto a spendere una parola di conforto. Si rincorrono gli aneddotti sulla vita di Franco. Ognuno porta la sua testimonianza, il suo ricordo. Per tutti era come un secondo padre.

Gli alpini. Fuori dal portone della chiesa spiccano alcuni cappelli grigioverdi accompagnati da un tricolore militare: sono i vecchi compagni d’arme, gli alpini del reggimento Valdottavo, che raccontano a chiunque sia disposto ad ascoltare di quando Franco era il “cuciniere” del reggimento. La funzione è breve, ma sentita. Passa mezz’ora, poi il corteo funebre si dirige al cimitero di Mutigliano dove da ieri riposa il sor Franco.

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