Il dolore
Morto il ristoratore Franco Corradi
Aveva 68 anni e gestiva Il Guercio alla Cappella. Si era sentito male qualche giorno fa, inutili le cure all’ospedale di Cisanello
LUCCA. Se n'è andato senza poter prendere parte all'ultima delle miriadi di feste che aveva organizzato nel suo ristorante, quella di domenica, con quasi 700 persone a degustare la sua cucina e a divertirsi e a ballare con le musiche del dj Cioni. Era in un letto di ospedale Franco Corradi e gli amici, perché in fondo tali erano la gran parte dei suoi clienti, quelli del gruppo Facebook "Quelli del Guercio", durante la festa hanno voluto ricordarlo, dedicandogli la serata. A lui sarebbe sicuramente piaciuto.
Non ce l'ha fatta a rivederli, a salutarli uno per uno. È morto all'età di 68 anni il proprietario del Guercio, quella trattoria nata lungo la Freddana, lungo la via per Camaiore, alla Cappella e che proprio con la Freddana, con la piena del torrente, con le esondazioni che hanno fatto danni ingenti in più di una occasione, Franco aveva dovuto convivere e fare i conti. Subire danni e rimboccarsi le maniche, come sapeva fare, per ripartire, rimettere in piedi in locale, risistemare sedie e tavoli e riaprire attorniato da tante persone che li volevano bene, lo stimavano e apprezzavano il suo carattere, il suo sorriso e la sua grande disponibilità. Una persona unica, generosa, di cuore.
Giovedì mattina era stato colpito da un malore, forse un’ischemia. E subito i familiari si erano resi conto della gravità delle sue condizioni. La corsa al pronto soccorso dell'ospedale San Luca, le prime cure, la diagnosi, il trasferimento a Cisanello. Poi, inaspettato e tremendo, il decesso. Ieri mattina intorno alle 11 il cuore di Franco Corradi si è fermato per sempre. La notizia della sua scomparsa si è propagata in un baleno. Chiuso il locale, il tam tam si è diffuso sul web subito dopo la pubblicazione della notizia sul sito del nostro giornale. Tante le espressioni di cordoglio di chi aveva avuto modo di conoscerlo. I funerali si terranno domani alle 10 dalle suore di clausura a San Pancrazio. Franco e la moglie Elena erano molto vicini all’ordine religioso e per la prima volta le suore apriranno la chiesa per un funerale in loro presenza. Niente fiori, come avrebbe preteso Franco, ma solo offerte per suor Cornelia a Medjugorje dove il ristoratore e la moglie erano di casa.
Fedeltà al lavoro. Il ristorante Il Guercio era la sua vita. Da 52 anni era parte integrante del locale che aveva fatto crescere ottenendo riconoscimenti dalla Camera di Commercio.
Il ritrovo degli sportivi. Dalla fine degli anni Settanta lo sport, e soprattutto il calcio, avevano scelto quel locale sulla Freddana come quartier generale. In particolare la Lucchese. «Cucina genuina, ambiente familiare, serietà e riservatezza. Lì avevamo creato il covo rossonero e ancora oggi è un punto di ritrovo per calciatori vecchi e nuovi» racconta Gianfranco Luporini per oltre un decennio responsabile del settore giovanile della Lucchese e oggi osservatore alla Sampdoria. Tutto vero. Perché lì i calciatori, specie i ragazzi più giovani, quelli che arrivavano da lontano si sentivano come in famiglia. Da Massimo Rastelli a Mario Donatelli, da Carlo Pascucci a Bruno Russo, da Luciano Fusini a Roberto Paci. Ma si ricordano del sor Franco anche rossoneri di una stagione come Stefano De Agostini che vinse un campionato di C2 con la Lucchese (stagione 1985-86): «Lui e la moglie con me si sono comportati come genitori». E la passione per i colori rossoneri Franco l’ha trasmessa logicamente ai figli. Antonio è stato portiere prima nelle giovanili della Lucchese e poi per lunghi anni in Eccellenza con la Fortis Lucchese. Franca invece ha sposato Vittorio Tosto, icona del calcio rossonero e con oltre 500 partite nei professionisti con le maglie di Empoli, Fiorentina, Piacenza, Napoli, Genoa, Torino, Sampdoria. Nella sala d’ingresso del ristorante campeggiano trofei che potrebbero tranquillamente avere una degna collocazione in un museo. A cominciare da una quarantina di maglie di calciatori del calibro di fama internazionale: da Ronaldo ad Adriano, da Cafù a Vieri. Ci mancherà Franco, con lui se ne va un pezzo di storia cittadina.
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