Sicurezza
Frode fiscale, arrestato ex pilota di rally
Ai domiciliari con l’accusa di aver raggirato una quarantina di imprenditori per false sponsorizzazioni di manifestazioni
LUCCA. Un noto ex pilota di rally finisce agli arresti domiciliari con la duplice accusa di frode fiscale ai danni dello Stato per un totale di 400mila euro e truffa nei confronti di quaranta imprenditori. Si tratta di Gianluca Vita, 51 anni, separato, due figli, originario della Versilia e residente nella periferia cittadina. Al centro dell’inchiesta condotta dalle fiamme gialle di Viareggio un giro di false sponsorizzazioni proposte dal pilota in prevalenza per manifestazioni sportive, ma anche per eventi di tipo enogastronomico. L’ordinanza della misura restrittiva firmata dal gip su richiesta del sostituto procuratore Enrico Corucci è stata consegnata dai finanzieri ieri mattina e sono state eseguite anche una serie di perquisizioni in almeno quattro città (Firenze, Pistoia, Parma e Treviso) dove si trova la sede legale di società, ditte o imprese individuali compiacenti che utilizzavano le fatture emesse dalle società gestite dall’ex pilota di rally (un’associazione sportiva dilettantistica e altre due operanti nel campo delle sponsorizzazioni) per operazioni inesistenti in modo da abbattere gli utili. Nei confronti degli amministratori delle suddette società scatteranno le sanzioni amministrative e penali del caso.
Un raggiro collaudato. Secondo i finanzieri diretti dal tenente colonnello Giovanni De Luca il raggiro andava avanti almeno dal 2011 grazie soprattutto a presunte millanterie dell’ex pilota di rally. Per l’accusa Vita sosteneva di avere conoscenze all’interno del team Ferrari per quanto riguarda la Formula Uno e della scuderia Ducati per quanto riguarda il moto mondiale. Non solo. Per abbindolare gli interlocutori sosteneva di essere un ottimo amico di Mario Andretti, vincitore del mondiale piloti nel 1978 e che da bambino, assieme al gemello Aldo, provendo dall’Istria si stabilì in un campo profughi a Lucca. E grazie a quella conoscenza di poter arrivare a sponsorizzazioni in gare oltreoceano. I vertici Ferrari, Ducati e l’organizzazione Motor Sport di Andretti erano invece all’oscuro di tutto. Per la guardia di finanza il pilota di rally grazie alle «entrature» convinceva imprenditori, specie della Versilia, a sottoscrivere sponsorizzazioni facendosi pagare cinquemila euro più Iva. Ma, stando all’accusa, una volta avuto il denaro ed emessa la regola fattura la pubblicità nell’ambito della manifestazione stabilita non compariva da nessuna parte. E le telefonate degli imprenditori con richiesta di spiegazioni restano inevase perché, per un certo periodo, l'ex pilota sparisce e non risponde al telefono.
Un’indagine durata 12 mesi. L'inchiesta inizia nel maggio dello scorso anno quando, stando all’accusa, con la stessa tecnica l’ormai ex pilota, mette a segno una truffa in un ristorante-pizzeria della Versilia. Il gestore del locale decide di denunciare il raggiro alle fiamme gialle consegnando la fattura emessa da Vita per una sponsorizzazione in una manifestazione enogastronomica che si era svolta in zona. Lui aveva pagato cinquemila euro per avere il suo logo nella manifestazione. Ma della sua sponsorizzazione nessuna traccia nell’evento. Dall'esame di quel documento i finanzieri scoprono nel corso dei mesi non soltanto un giro di imprenditori truffati, ma anche l’emissione di fatture per operazioni inesistenti in modo da abbattere gli utili da sottoporre a tassazione dei creditori compiacenti. Il pubblico ministero nella sua richiesta di arresto descrive una situazione paradossale: i creditori di Vita che sarebbero diventati i suoi debitori. Un’ipotesi avallata da decine di intercettazioni telefoniche in cui i responsabili delle ditte compiacenti - da aziende del settore utensileria a quelle delle vernici - si lamentano e chiedono indietro i soldi per le fatture inesistenti.Tra le truffe emergono anche fatture per conto di una società turca risultata inesistente dove veniva applicata l’Iva al 20% invece che al 18% come previsto in quella nazione.
Foto taroccata. Per cercare nuove aziende in grado di dargli fiducia aveva realizzato una fotografia taroccata con un parente in una gara automobilistica dove, in primo piano, appariva il marchio della ditta sponsorizzatrice. Per l’accusa un ulteriore raggiro.
Sequestro per equivalente. A conclusione dell’inchiesta oltre ai domiciliari con divieto di comunicazione con l’esterno nei confronti dell’ex pilota di rally - da almeno otto anni, per l’accusa, sconosciuto al fisco - è scattata la misura cautelare del sequestro per equivalente con beni mobili, immobili e conti correnti per un valore di 203mila euro. Tra i beni sequestrati, stando alle fiamme gialle, anche una casa intestata all’ex moglie del pilota che è completamente estranea alla vicenda. In questi casi la legge dà facoltà di sequestrare anche i beni in uso all'indagato.
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