Il Tirreno

Lucca

Gli oggetti di un tempo nel museo nato dal basso

di Rossella Lucchesi
Gli oggetti di un tempo nel museo nato dal basso

A San Lorenzo a Vaccoli un’esposizione di materiali della vita dei secoli scorsi L’idea è venuta a un’infermiera in pensione che ha utilizzato i locali parrocchiali

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LUCCA. Un’infinità di attrezzi agricoli, tanti effetti personali e oggetti che richiamano alla mente antichi ricordi. C’è tutta la storia del paese nel museo “Arte del passato” di San Lorenzo a Vaccoli. Ma soprattutto c’è la storia dei suoi abitanti, raccontata da documenti e cimeli, sapientemente esposti nei locali parrocchiali. Frammenti di un’epoca ancora viva nella memoria di chi oggi ha i capelli bianchi.

Incuriositi, siamo andati sul posto, dove ci ha accolto la signora Maria Assunta Fustini, infermiera in pensione e responsabile del museo, nato grazie al suo impegno e alla sua determinazione nel volere diffondere la vita della comunità nella quale ha vissuto fin da bambina. Alle giovani generazioni che avranno modo di conoscere stili di vita completamente dimenticati. Ma anche a chi questi periodi li ha vissuti in prima persona e li ricorda con affetto e nostalgia. Tutto inizia tre anni fa quando un’ex collega di lavoro le regala una macchina per fare le maglie, vecchia ma ancora perfettamente funzionante. Un dono particolarmente apprezzato, anche perché Maria Assunta da qualche anno collabora al progetto estivo del paese promosso dal centro ricreativo “Impara l’arte e mettila da parte” in collaborazione con Apici (associazione invalidi civili). La macchina potrebbe servire per i corsi, ma potrebbe anche essere il pretesto per spiegare come si lavorava tanti anni fa. E allora, perché non accostarla ad altri oggetti, ormai in disuso, ma capaci di raccontare la vita e il lavoro di ieri, quando la meccanica era un lusso per pochi e la tecnologia solo un miraggio e tutto si concentrava sulla manualità?

Detto fatto. Quel rudimentale macchinario non prese la strada della ex scuola elementare di Massa Pisana, dove anche oggi nei martedì e giovedì di luglio e agosto, si svolgono corsi gratuiti per ragazze dagli undici ai 17 anni di ricamo, cucito, lavoro a maglia, découpage, musica e cucina. Trovò invece spazio nei locali della parrocchia che Maria Assunta già sognava di trasformare in un luogo di ricordi. Grazie ai corsi estivi (ai quali è possibile iscriversi allo 0583 379333 oppure 339 3993069) il progetto ha preso consistenza, semplicemente con il passaparola.

La risposta della comunità non si è fatta attendere e in breve si è raggiunto il risultato che oggi è sotto gli occhi di tutti e che niente ha da invidiare a più note esposizioni del genere. Un ambiente ampio, intriso di ricordi e nostalgia, capaci di riportare indietro nel tempo chi scende quei pochi gradini in pietra dell’edificio, per poi risalire negli ambienti al piano superiore. Emozionante e suggestivo il percorso che consente di ammirare ciò che il progresso ha accantonato, non riuscendo però a cancellarne il fascino. Un’infinità di attrezzi agricoli e strumenti da lavoro adoperati dai vecchi contadini e artigiani, ma anche un antico telaio dotato di tutti gli accessori che le nostre nonne adoperavano per lavorare la canapa, lampadari a gas acetilene e bilance per pesare il carbone. L’aratro, la frullana per il fieno, museruole per bovini, il trinciaforaggio e la macchina per il granturco e un sarcofago usato oltre cent’anni fa per il trasporto dei defunti.

E poi arnesi domestici, come il contenitore per bollire e colorare il bucato, il lopporo per attingere l’acqua dal pozzo e il trabiccolo per scaldare il letto. E un’antica macchina per arricciare i capelli in bella mostra vicino a una vecchia cartella da scuola di cartone e al baule da viaggio di un emigrante. Tutto donato dai paesani, come gli abiti e la biancheria all’uncinetto al piano superiore che, insieme alla struggente corrispondenza di un soldato alla fidanzata, fanno compagnia a un antico Volto Santo, ciabatte usate da un pontefice, una tavola in rame risalente alla prima metà del Seicento e un reliquiario del 1650.

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