Finanza
Le Apuane magiche e loro leggende
Ritrae il rifugio Rossi, sotto le Panie, l’ultima di 24 foto-schede regalate dal Tirreno
LUCCA. Termina oggi il lungo viaggio iniziato l'8 giugno con la prima delle ventiquattro schede delle foto del cuore di Lucca e della Lucchesia, raccolta che Il Tirreno ha regalato ai lettori. L'ultima tappa porta ai piedi delle Apuane magiche e piene di leggende: in particolare al rifugio Rossi, che si trova sotto il gruppo delle Panie (quella della Croce e la Secca) ed è uno dei luoghi più conosciuti e amati del territorio.
Inaugurato nel 1924, è il secondo più antico dell'intera catena apuana dopo l'Aronte - tra i monti Tambura e Cavallo, in provincia di Massa - e segue quest'ultimo anche come altitudine: il Rossi è a quota 1602, l'Aronte a 1642. Ma non sono soltanto gli anni né l'altezza a renderlo speciale: il rifugio è una tappa obbligata della mitica "Alba in Pania", la suggestiva escursione per arrivare in cima alla Croce che - lucchesi e non - devono fare almeno una volta nella vita. E nei suoi 91 anni, il Rossi ne ha viste davvero un'infinità. Poi c'è la bellezza delle montagne, che si palesano nella loro maestosità appena usciti dal sentiero che da Piglionico (Gallicano), sale verso la baita attraverso i boschi e termina dopo un'ora e mezzo di cammino.
Il rifugio si trova sotto il "Naso" dell'Uomo Morto, come viene chiamato il crinale tra le due Panie: un profilo inconfondibile di questa parte delle Apuane, riconoscibile da qualsiasi versante si guardi. Ed evocativo delle leggende sorte intorno a questi monti, dentuti come pescecani - così li ha descritti Maurizio Maggiani nel suo libro "Meccanica celeste" ambientato e dedicato alla Garfagnana - e dai nomi singolari, legati a quelle leggende. Come l'Uomo Morto, appunto: un gigante di pietra addormentato in eterno per amore di una fanciulla.
L'immagine d'epoca contenuta nella raccolta risale agli anni Trenta del secolo scorso e ritrae un gruppo di alpinisti in posa davanti all'entrata del rifugio. E' stata fornita da Paolo Marzi, appassionato di storia della Garfagnana di cui racconta vicende e curiosità nel blog "La nostra storia". A distanza di quasi un secolo poco è cambiato nella sostanza, come si vede nell'immagine dei nostri giorni scattata dallo stesso Marzi e messa a confronto con la foto d'epoca. La baita è rimasta semplice e spartana, con l'aggiunta di costruzioni e di "comodità" arrivate negli anni, tra cui il telefono e la piazzola per l'atterraggio degli elicotteri. Ma non è venuto meno il legame antico e indissolubile con la montagna.
Paola Taddeucci
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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