Il dolore
Piazzale Arrigoni senza i “pratini”
Una foto che risale agli anni Trenta, quando davanti al vescovato c’erano orti e alberi da frutto
LUCCA. Piazzale Arrigoni negli anni Trenta, prima di diventare la zona dei "pratini", come è chiamata e conosciuta da molte mamme lucchesi. È la foto d'epoca in regalo oggi con "I luoghi del cuore", la raccolta in 24 schede de Il Tirreno ormai arrivata al rush finale. Quella di oggi infatti, la terz'ultima uscita dell'iniziativa editoriale, che terminerà sabato 4.
Lo scatto di piazzale Arrigoni proviene dall'Archivio fotografico lucchese Arnaldo Fazzi, che ha fornito gran parte delle immagini d'epoca contenute nella raccolta. Se non fosse per la sagoma inconfondibile dell'abside di San Martino si farebbe fatica a riconoscere il piazzale. L'ampio spazio erboso che delimita il palazzo arcivescovile, corso Garibaldi e il retro del duomo era ben diverso da oggi, ripreso dallo scatto di Alfredo Fanelli, storico fotografo de Il Tirreno.
Il verde regnava anche allora, ma invece dei "pratini" c'erano orti e alberi da frutto. Quello che manca in modo evidente è la galleria cinquecentesca che collegava l'abside con il palazzo vescovile. Venne distrutta nel 1938 perché l'area doveva diventare più ariosa e somigliare, almeno in parte, alla piazza dei Miracoli di Pisa. Così fu deliberato di togliere tutto quello che si riteneva inutile e dannoso all'estetica.
La galleria rinascimentale fu considerata inutile e dannosa al pari degli orti, degli alberi e dei pollai che c'erano davanti al vescovato, questi ultimi effettivamente poco decorosi. E tutto finì in macerie.
Del resto la voglia di isolare il duomo ed emulare piazza dei Miracoli era emersa ben prima del 1938, come riportano alcuni settimanali lucchesi. A luglio 1909, per esempio, il progetto dell'isolamento veniva caldeggiato da un periodico locale che pubblicò una lunga invettiva contro la Chiesa colpevole, a giudizio del giornale, di aver tenuto una posizione poco chiara su questo intervento e di aver fatto perdere i finanziamenti della Cassa di Risparmio per realizzarlo.
In ogni caso della cancellazione degli orti, dei pollai e della galleria ci si dimenticò negli anni immediatamente successivi - anche perché scoppiò la seconda guerra mondiale -, ma nel 1967 si levò la voce dell'illustre storico dell'arte Pier Carlo Santini che la definì un'operazione chirurgica integrale e violenta.
Di un altro tipo di macerie - molto più dolorose - si parla nella scheda di venerdì 3 luglio. Siamo a Castelnuovo nel 1945, alla fine della seconda guerra mondiale: piazza Umberto ridotta a un cumulo di rovine dopo quasi un anno di bombardamenti. L'immagine - concessa da Silvio Fioravanti, autore anche della foto attuale - mostra la vita che lentamente ricomincia nella cittadina garfagnina. Dove le ferite della guerra furono terribili e sono rimaste visibili per decenni. Nella zona della Barchetta - la caratteristica strada dall'andamento longitudinale tra la piazza e il ponte della Madonna - un palazzo è stato restaurato soltanto negli anni Novanta. Fino a quel momento quei segni di distruzione hanno testimoniato, alle nuove generazioni, ciò che era stato il conflitto mondiale a Castelnuovo.
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