Il Tirreno

Lucca

Non sapeva nuotare annega nel Serchio

Non sapeva nuotare annega nel Serchio

La vittima è un operaio cingalese di vent’anni: inutili i tentativi di soccorso

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Doveva essere un pomeriggio di divertimento sul fiume, méta scelta per sfuggire per alcune ore all’afa opprimente. Diventa invece una tragedia, con un giovane di appena vent’anni che muore affogato nel Serchio all’altezza della passerella ciclo pedonale, lato di Sant’Alessio. La vittima è Sadun Hasal Perera Kuranage, di nazionalità ciungalese, che abitava con i genitori (il padre falegname ha lavorato anche nei cantieri di Viareggio e ora è senza occupazione, la mamma è una colf) e la sorellina di venti mesi in via della Chiesa a Nave. Un ragazzo serio, un bravo lavoratore: aveva trovato impiego come operaio alla ditta Allestend di Coselli. Lascia anche la fidanzata.

Il dramma si consuma a metà pomeriggio. Sadun arriva sulla sponda destra del fiume con tre amici. Due sono bravi nuotatori, gli altri non hanno dimestichezza con l’acqua. Sadun conosce appena i rudimenti del nuoto. E proprio questa carenza gli è fatale. I quattro si tolgono gli abiti e restano in costume. In zona ci sono altri loro connazionali: famiglie con bimbi piccoli che passano qui le loro vacanze. Con le mamme che non perdono di vista per un secondo i loro pargoli.

Sadun ha caldo. Il sole batte, non dà tregua. Quando vede i suoi due amici esperti nuotatori entrare in acqua decide di rompere gli indugi. Non ce la fa a sopportare il caldo, è infastidito dal sudore che gli cola sulla fronte. Pensa, probabilmente, che entrare bagnarsi per cercare un po’ di refrigerio non può essere pericoloso. Dentro il Serchio ci sono tante persone, il richiamo diventa irresistibile.

E allora si alza, dice a tutti che va a fare il bagno. Vede a qualche metro di distanza i due coetanei che sbracciano, ridono, trovano sollievo nel fiume e mette un piede dentro. Gli amici se ne accorgono e gli gridano di restare fermo, di non andare avanti, di lasciar perdere. Sanno che il fiume è magico. Ma anche che è pericoloso per le correnti che possono trascinare lontano. A maggior ragione rischia chi non ha alcuna dimestichezza con il nuoto.

Ma ormai è tardi. Le urla non servono a fermare Sadun che si immerge in un punto dove la profondità è di due metri e mezzo. Forse la differenza di temperatura tra esterno e interno lo fa star male, forse una corrente lo spinge all’improvviso. Il giovane cingalese si impaurisce, inizia a bere, va a fondo.

Gli amici cercano di soccorrerlo, vanno in suo aiuto, ma non lo individuano. E allora danno l’allarme. I sub dei vigili del fuoco lo cercano per tre quarti d’ora, anche andando verso Ponte S. Pietro. Lo trovano alle 16,10, nel punto in cui era scomparso alla vista.

In serata il pm Polino ha dato il nulla osta per la consegna della salma alla famiglia.

Duccio Casini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa