Il dolore
Quartiere Cittadella Un pezzo di città abbattuto dalle ruspe
La foto di oggi ritrae gli edifici alla spalle della manifattura che furono eliminati a partire dal 1957 e fino agli anni ’90
LUCCA. Si torna nel centro storico di Lucca con le stampe dei "Luoghi del cuore" in regalo mercoledì 1 e giovedì 2 luglio: quartiere Cittadella e piazzale Arrigoni. Tutti e due, in qualche modo, simboli di scelte urbanistiche molto discutibili del passato che ne hanno cambiato i connotati.
Cittadella era uno dei quattro quartieri popolari della città, compreso tra l'omonima via, piazzetta Cittadella e le vie dei Tabacchi e del Molino. La sua fine fu decisa nel 1957, quando il Comune ne deliberò l'abbattimento perché le case erano fatiscenti e malsane. L'intento degli amministratori era di risanare la zona, ma il concetto di risanamento di allora si diversificava parecchio da quello attuale. Non si pensò neanche lontanamente a sistemare le abitazioni invece di abbatterle, né - una volta intrapresa la strada delle ruspe - di costruire nuove case in modo da salvare il quartiere e permettere agli abitanti di restare lì. Per loro la soluzione fu il dirottamento fuori città, in abitazioni popolari edificate appositamente. Ma non tutti accettarono subito il trasferimento, così la demolizione andò per le lunghe e venne completata soltanto negli anni Novanta del secolo scorso. Proprio per questo sradicamento del quartiere, negli anni non mancarono le critiche all'intervento. Da molti fu definito un grave errore urbanistico e culturale, dovuto in gran parte alle carenze del piano regolatore comunale adottato nel 1956 e rivelatasi parecchio sfilacciato proprio nelle regole, perché lasciava troppo spazio all'arbitrio.
Del resto il quartiere Cittadella fu soltanto una delle vittime di questo piano lacunoso. Che ad esempio nel 1961 permise la demolizione dell'antica chiesa e del convento di Santa Chiara, in via della Quarquonia, per fare spazio alla sede del Genio Civile, tuttora esistente. A documentare quello sventramento - peraltro compiuto al Bastardo, altro quartiere popolare della città - sono numerose fotografie conservate dall'Archivio fotografico lucchese "A.Fazzi", cui appartiene anche l'immagine di Cittadella contenuta nella scheda dei "Luoghi del cuore": è del 1950 e la scattò Eugenio Ghilardi.
Sempre dall'Archivio Fazzi arriva lo scatto d'epoca di piazzale Arrigoni. Risale al 1930 circa e se non fosse per la sagoma inconfondibile dell'abside di San Martino si farebbe fatica a riconoscere piazzale Arrigoni. L'ampio spazio erboso che delimita il palazzo arcivescovile, corso Garibaldi e il retro del duomo era ben diverso da oggi. Il verde regnava anche allora, ma invece dei "pratini" - il nome con cui il piazzale è conosciuto familiarmente dai lucchesi - c'erano orti e alberi da frutto. Quello che manca in modo evidente è la galleria cinquecentesca che collegava l'abside con il palazzo vescovile. Venne distrutta nel 1938 perché l'area doveva diventare più ariosa e somigliare, almeno in parte, alla piazza dei Miracoli di Pisa. Così fu deliberato di togliere tutto quello che si riteneva inutile e dannoso all'estetica. La galleria rinascimentale venne considerata inutile e dannosa e finì in macerie, al pari degli orti, degli alberi e dei pollai che c'erano davanti al vescovato, questi ultimi effettivamente poco decorosi. La vicenda fu dimenticata negli anni successivi - scoppiò la seconda guerra mondiale - ma nel 1967 si levò la voce dell'illustre storico dell'arte Pier Carlo Santini che definì l'intervento in piazzale Arrigoni un'operazione chirurgica integrale e violenta.
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