Sicurezza
Cantoni, il gigante che non esiste più
Nella foto di oggi la “scesa” della grande fabbrica all’Acquacalda con gli operai che escono dal turno
LUCCA. Dopo la Manifattura Tabacchi, un'altra storica fabbrica è protagonista dei “Luoghi del cuore”: la Cucirini Cantoni Coats, celebre azienda dei filati. Dell'industria più grande che la Lucchesia ha avuto si parla nella ventesima scheda della raccolta: i lettori la riceveranno in omaggio oggi acquistando una copia del quotidiano, come le precedenti stampe. Le ultime quattro saranno distribuite fino a sabato 4 luglio compreso.
Dire Cantoni, a Lucca, equivale a trattare qualcosa di familiare, capace di evocare ricordi personali e collettivi. Insieme alla Manifattura, infatti, l'azienda dell'Acquacalda è stata l'ossatura dell'economia e della lotta sindacale di casa nostra, legata indissolubilmente alla storia e al tessuto sociale della città. Ma, a differenza della patria del famoso sigaro “Toscano”, della Cantoni si può solo parlare al passato: lo stabilimento non è più in funzione dal 2007 e il magazzino - l'ultima esile traccia rimasta a Lucca dell'azienda - è stato chiuso nel 2014.
La foto d'epoca e quella attuale contenute nella scheda dei “Luoghi del cuore” mettono a confronto quello che era e la realtà di oggi. Nell'immagine del 1965, proveniente dall'Archivio fotografico lucchese “A.Fazzi”, si vede la “scesa” dell'Acquacalda piena di operaie e operai che escono dal turno, con i caratteristici pullman “ciccioni” di allora in sosta per attendere e riportare a casa chi di loro si serviva dei mezzi pubblici. Lo scatto odierno mostra il deserto che regna ormai da diversi anni intorno allo stabilimento, con la “scesa” tristemente vuota.
Ma il glorioso passato della Cantoni non potrà mai essere cancellato. Nel periodo più intenso di produzione la fabbrica arrivò a superare 4300 dipendenti, dei quali il 70% erano donne. Ecco perché a Lucca si dice che in ogni famiglia ci sia qualcuno - o più di uno - che vi ha lavorato. C'è chi ancora conserva nei cassetti, in mezzo a bottoni e puntali, i famosi rocchetti firmati C.C.C.. Chi, invece, al posto dei rocchetti ha fotografie in bianco e nero di amici e parenti: il marchio C.C.C. è come se l'avesse nel sangue, tramandato da coloro che in prima persona hanno prodotto quei filati.
Si torna di nuovo dentro il centro storico con le stampe in regalo mercoledì 1 e giovedì 2 luglio: quartiere Cittadella e piazzale Arrigoni. Simboli, entrambi, di scelte urbanistiche molto discutibili che ne hanno cambiato definitivamente i connotati.
Per Cittadella - che era uno dei quartieri popolari della città - la fine fu decisa nel 1957, quando il Comune deliberò l'abbattimento delle case rionali perché fatiscenti e malsane. Agli abitanti venne prospettato il trasferimento in un nuovo quartiere fuori città, ma non tutti accettarono subito. La demolizione, quindi, andò molto alle lunghe e terminò solo negli anni Novanta del secolo scorso.
Invece fu immediata, nel 1938, quella della galleria cinquecentesca che collegava l'abside del duomo al palazzo vescovile in piazzale Arrigoni. L'area doveva essere ariosa e non sfigurare nel confronto con la piazza dei Miracoli di Pisa. Così la galleria venne tirata giù insieme agli orti, agli alberi da frutto e ai pollai che c'erano davanti al vescovato, questi ultimi effettivamente poco decorosi. Una vicenda che l'illustre storico dell'arte Pier Carlo Santini paragonò a un'operazione chirurgica integrale e violenta.
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