Proteste
Dodici operai indagati per peculato
Accusati di usare le card aziendali per rifornire le loro auto private d’accordo con il gestore di una pompa di carburante
LUCCA. Quei furgoni usati per raccogliere i rifiuti consumavano più di una Ferrari. Un litro di gasolio per percorrere settecento metri di strada asfaltata quando, a cose normali, ne avrebbero dovuto fare almeno due chilometri. Che c’era qualcosa di strano i contabili Ascit, l’azienda con sede a Lammari che gestisce i servizi di igiene urbana di sei comuni della Piana, l’avevano capito da tempo. E nel gennaio 2014 avevano presentato una denuncia contro ignoti ai carabinieri. La Giustizia è lenta, ma inesorabile. Ci sono voluti quasi 18 mesi per arrivare ad individuare gli autori della truffa ai danni dell’ente pubblico. Ma alla fine a dodici operai Ascit è stato contestato il reato di peculato in quanto incaricati di pubblico servizio (sul punto una recente sentenza della Cassazione ha rafforzato la tesi accusatoria del sostituto procuratore Antonio Mariotti) oltre all’utilizzo indebito di carte di rifornimento mentre il gestore di una stazione di carburante a Lammari è accusato di truffa aggravata (all’oscuro di tutto invece il titolare della pompa).
I provvedimenti. Proprio la scorsa settimana di fronte al gip si era svolto l’interrogatorio di garanzia che ha portato proprio - contestualmente all’avviso di conclusione delle indagini - il giudice Marcella Spada Ricci ad emettere quattro ordinanze con misure di sospensione dall’attività nei confronti di altrettanti operai-autisti addetti alla movimentazione dei mezzi di raccolta rifiuti. Sei mesi di stop dal servizio pubblico per un dipendente di 40 anni residente ad Altopascio e per uno di 45 domiciliato a Montecatini e due mesi di interdizione dal servizio per un operaio di 52 anni di Querceta e per uno di quarant’anni residente nel comune di Capannori. Gli altri otto dipendenti - tutti di età compresa tra i 35 e i 55 anni - risiedono nel Capannorese eccezion fatta per uno che abita a Pontasserchio. Mentre il gestore della pompa di benzina sui 55 anni vive nella Piana.
Ieri mattina i militari di Lammari (l’indagine diretta dalla procura è stata svolta quasi esclusivamente dal maresciallo Cencini) hanno eseguito perquisizioni nelle abitazioni dei 13 indagati a cui sono stati notificati i provvedimenti ed è stata acquisita documentazione cartacea.
La telecamera al distributore. È basta una telecamera piazzata all’interno della stazione di servizio e l’analisi per circa tre mesi dei filmati video per capire perché quei mezzi dell’Ascit consumavano più di ogni altro furgone con le stesse caratteristiche. I 12 operai «truffaldini» sono stati ripresi mentre riempivano di carburante le loro vetture utilizzando la fuel card aziendale mentre in altri casi, con la complicità del benzinaio, avrebbero gonfiato i costi dell’effettivo rifornimento ai mezzi Ascit facendo risultare spese maggiori di 70-80 euro nel caso di furgoni con cassone e di 20-30 euro in caso di mezzi più piccoli.
Una truffa da 10mila euro. Nei tre mesi di videoriprese e acquisizione di documentazione il gip ha emesso un decreto di perquisizione nei confronti del distributore di carburante con sequestro del computer che gestisce il software. Dai dati estrapolati i militari avrebbero accertato numerosi rifornimenti illeciti con il benzinaio che attestava importi superiori a quelli erogati. Dai primi calcoli sembra che la truffa all’Ascit ammonti a 10mila euro. Ma per i carabinieri il raggiro andava avanti da due anni e mezzo e avrebbe comportato una truffa pari a 80mila euro.
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