Attenzione
Uomo e natura si incontrano alle Parole d’oro
La grande opera progettata da Lorenzo Nottolini protagonista della stampa in regalo oggi con “Il Tirreno”
LUCCA. La natura protagonista nella stampa dei “Luoghi del cuore” che i lettori riceverannno in regalo con Il Tirreno di giovedì 25 giugno e che li porterà alle Parole d'oro di Guamo. È la sedicesima della ventiquattro schede che compongono la raccolta, distribuite tutti i giorni eccetto la domenica.
Luogo incontaminato e pieno di armonia, dove l'opera dell'uomo e il paesaggio naturale si sono incontrati in modo mirabile, le Parole d'oro è uno dei posti più amati della Lucchesia, meta di escursioni e rifugio privilegiato di innamorati in cerca di intimità e di romanticismo. Eppure non nacque come parco pubblico, anche se lo è diventato a tutti gli effetti. Si tratta, infatti, di un insieme di opere idrauliche progettate da Lorenzo Nottolini, l'ingegnere-architetto di corte della duchessa Maria Luisa di Borbone e del figlio Carlo Lodovico. I lavori iniziarono nel 1822, ma andarono avanti per diversi anni e si conclusero solo nel 1851: da allora è là che viene raccolta l'acqua che arriva nelle fontane del centro storico di Lucca.
Alle Parole d'oro Nottolini seppe coniugare perfettamente la natura con le nuove costruzioni da lui progettate per captare l'acqua dei Monti Pisani sovrastanti. Ci sono canaloni di scolo rivestiti in pietra, casottini di presa, ponticelli e tempietti neoclassici a uso di serbatoi: tutto in una vasta distesa di prati e balze, circondata da scenografici boschetti e ruscelli. È un posto quasi da fiaba. Non a caso i contadini che lo videro per la prima volta lo chiamarono “Parole d'oro”, scambiando per oro le lettere d'ottone scolpite sulla pietra di uno dei ponticelli. La foto d'epoca dei “Luoghi del cuore” ritrae proprio quel ponte, con l'iscrizione che ha ispirato il nome alla località. È del 1930 e, a parte qualche erbaccia di troppo, non mostra alcuna differenza con l'immagine scattata nello stesso punto ai nostri giorni: tutto è rimasto come alla metà del 1800 e, fortunatamente, è stato migliorato grazie a una maggiore attenzione e cura.
Attraverso scenografiche cascatelle l'acqua arrivava in un grande tempietto-cisterna, dal quale si diramavano le condotte sopraelevate e inserite nei 460 archi in mattone che, alti 12 metri, attraversano ancora la pianura fin quasi alle porte di Lucca per circa tre chilometri e mezzo. A questa lunghissima serie c'è un buco, aperto negli anni Trenta per lasciare spazio all'autostrada A 11: sei gli archi che furono sacrificati. La demolizione non passò sotto silenzio ed alcuni, anzi, gridarono allo scempio. Ma l'intervento venne giustificato dalle necessità dello sviluppo e del progresso. Le condotte sopraelevate, in ogni caso, erano state sostituite da tubazioni sotterranee: un lavoro di restyling che aveva già portato, nel 1910, a non utilizzare più l'originaria cisterna nottoliana delle Parole d'oro, rimpiazzata da un nuovo impianto. Da qui l'acqua arriva ancora dentro le Mura di Lucca; il serbatoio novecentesco, peraltro, nel 2014 è stato oggetto di lavori che lo hanno reso ancora più sicuro. E con esso tutto il percorso dell'acqua, di cui ieri come oggi i lucchesi amano fare rifornimento nelle venti fontane della città, dodici delle quali risalenti al periodo nottoliniano.
La distribuzione delle stampe prosegue venerdì 26 con piazza Anfiteatro e sabato 27 giugno con il mercato del Carmine. Dopo la pausa di domenica 28, inizierà l'ultima settimana con “I luoghi del cuore”, che terminerà sabato 4 luglio.
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