Italia
L’Arpat ispeziona il sito dell’ex Alce
Effettuati controlli sui rifiuti trovati durante lo scavo per realizzare una centrale idroelettrica
BAGNI DI LUCCA. Non sembra calare l’attenzione intorno al caso dei rifiuti rinvenuti nel ex sito Alce durante le operazioni di scavo per la costruzione di una centralina idroelettrica sul torrente Lima.
Come si ricorderà il cantiere era stato bloccato il 12 giugno scorso in attesa di chiarire la natura del materiale emerso; materiale che era stato definito nella notifica di stop ai lavori inoltrata agli enti “assimilabile a rifiuto solido urbano”.
Nei giorni immediatamente successivi sia il sindaco di Bagni di Lucca Massimo Betti che i comitati ambiente e salute di Bagni di Lucca e Borgo a Mozzano, sollecitati anche della preoccupazione diffusasi tra la popolazione, avevano chiesto agli organi competenti di far luce sulla situazione.
Oggi la notizia di primi passi avanti in questa direzione: Arpat (uno degli enti tirati in causa sia dal primo cittadino che dai comitati) sembra essersi infatti interessata alla questione.
Nei giorni scorsi, i tecnici dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale hanno visitato l’area ex Alce per prelevare campioni del materiale emerso ed analizzarli impegnandosi a dare il prima possibile notizia di quanto riscontrato.
«Per quanto riguarda le azioni intraprese dall’amministrazione comunale – ha spiegato invece il primo cittadino –, ci siamo mossi inviando presso il sito di scavo la polizia municipale. I vigili urbani hanno infatti provveduto ad effettuare un sopralluogo, fotografando lo stato del materiale accatastato e relazionando sulla conservazione di quanto rinvenuto.
«Ora aspettiamo i risultati degli esami – ha proseguito Betti – mantenendo la massima attenzione con il fine ultimo di riuscire a fare chiarezza».
Oltre ad Arpat, da quanto si apprende, anche Idrolima srl, titolare della concessione per la realizzazione della centralina, avrebbe già portato a termine propri studi sui rifiuti recuperati; rifiuti tra cui comparirebbero, secondo i periti dell’azienda, bottiglie, sacchi e soprattutto molti scarti urbani.
In attesa di conoscere il parere dell’ente regionale i lavori per la costruzione del condotto sono nel frattempo ripresi, recintata ed interdetta rimane solo la zona adibita alla conservazione del materiale.
Chiara Lammari
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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