Sicurezza
L’antico porto con le barche cariche di frutta e verdura
Il canale di via della Formica fino a settanta anni fa era utilizzato dai contadini per portare la merce in città
LUCCA. Un ponticello lungo il canale, una bella casa padronale su un lato e i campanili della città sullo sfondo. Una foto da guardare bene, quella in regalo martedì 23 giugno per i “Luoghi del cuore”, la raccolta di scatti d'epoca e attuali, corredati da testi, che Il Tirreno propone ai propri lettori. Delle ventiquattro immagini “datate” che compongono la raccolta, infatti, è quella che testimonia meglio le trasformazioni avvenute su una parte della Lucchesia in poco più di un secolo. Siamo in via della Formica a San Concordio, agli inizi del 1900. Sì, proprio via della Formica, la strada del quartiere limitrofo alla città che oggi è asfaltata, transitata e piena di abitazioni su entrambi i lati, come documenta la foto scattata ai giorni nostri. Si fa fatica a credere che sia lo stesso posto attraversato dal canale e dai contorni tipicamente rurali di cent'anni fa. Ma lo è.
La sua trasformazione è cominciata dopo la fine della seconda guerra mondiale. Fino a quel momento il canale Formica correva ancora a cielo aperto e lungo le sue acque navigavano i barchini dei contadini che portavano a vendere le verdure nei mercati e nelle botteghe del quartiere e della città. Con l'urbanizzazione degli anni Cinquanta e Sessanta iniziò il suo intubamento, per lasciare spazio all'asfalto e alle case: prima un pezzo, poi un altro, via anche i ponticelli e così fino alla pressoché totale copertura del tratto che attraversa San Concordio, ultimata verso gli anni Ottanta. Oggi al posto del fosso c'è la strada, sono scomparse le corti e gli orti dove i contadini coltivavano le verdure e a delimitare il quartiere non è più la campagna, ma l'autostrada A11. Il canale torna a cielo aperto soltanto a ridosso di quest'ultima e da lì prosegue il suo corso nelle campagne verso l'Ozzeri, affluente del fiume Serchio. Eppure quel corso d'acqua ha una storia antica alle spalle, che risale addirittura a ben prima del 1000, quando è testimoniato il suo uso come via di navigazione fluviale di collegamento tra la costa tirrenica e Lucca.
E a San Concordio terminava con un porto, anch'esso cancellato, che si trovava nell'area oggi occupata dalla Gesam, azienda del gas, all'inizio di via della Formica. Ben disegnato nelle mappe custodite negli archivi storici, era lungo 70 metri e largo 15, disponeva di quattro scali e di un magazzino per le merci, mentre la darsena misurava circa dieci metri per cinque. L'importanza e l'utilizzo del porto si affievolirono fino a cessare definitivamente, a metà del 1800, con l'avvento della ferrovia, ma la navigazione commerciale sul canale proseguì, seppure sempre più ridotta, fino al Dopoguerra. Poi tutto è stato via via inghiottito dal cemento. Si resta in tema d'acqua nella tappa dei “Luoghi del cuore” di mercoledì 24 con un'immagine spettacolare del paese sommerso nel lago di Vagli. E' una foto del 1994, anno dell'ultimo svuotamento del bacino artificiale gestito dall'Enel e quindi dell'ultima apparizione del vecchio borgo di Fabbriche di Careggine. Le cui case e campanili giacciono sul fondo del lago dal 1947, quando fu creata la diga. Da allora tetti, i vicoli e la chiesa di Fabbriche di Careggine sono riemersi quattro volte in occasione dei periodici svuotamenti del lago, effettuati dall'Enel per lavori di manutenzione. L'ultimo, appunto, nel 1994.
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