Proteste
Fugge dai domiciliari, pusher uccel di bosco
Era accusato di aver ceduto la dose fatale di eroina a un giovane trovato morto vicino al sottopasso
LUCCA. Era stato arrestato il 27 giugno dello scorso anno. Accusato di aver fornito a Manuel Petri, trovato morto per overdose vicino al sottopasso davanti a porta S. Pietro, la dose fatale. Omer Boumardasse, 36 anni, marocchino, residente a Lucca, sottoposto in passato alla misura della sorveglianza speciale, dopo diversi mesi di carcerazione preventiva al penitenziario di San Giorgio aveva ottenuto gli arresti domiciliari. Ma da un po’ di tempo l’extracomunitario è uccel di bosco. È fuggito dalla sua abitazione e probabilmente è riparato in Francia. Era accusato di detenzione di droga ai fini di spaccio e di morte in conseguenza di altro reato.
I fatti. Manuel Petri aveva soltanto 25 anni e un passato difficile che cercava di dimenticare costruendosi una nuova vita. Aveva trovato anche lavoro, ma i suoi sogni si erano infranti per una dose altamente tossica di eroina che lo aveva ucciso nella notte tra il 20 e il 21 maggio. I carabinieri della stazione di San Concordio - diretti dal sostituto procuratore Elena Leone - al termine di accurate indagini erano riusciti ad arrestare l’extracomunitario fornitore della droga che aveva causato - come concordarono i periti nominati dalla procura - l’overdose fatale. Oltre a Manuel Pera l’immigrato aveva fornito l’eroina a un’altra persona che si trovava con lui e che si era iniettato eroina nella zona vicina al sottopasso. Ma contrariamente a Petri, l’uomo era entrato in città e si era sentito male davanti all’ex tribunale di via Carrara accanto alla gelateria La Veneta. Lì era stato soccorso dai passanti che avevano fatto intervenire un’ambulanza. Ripresosi aveva cercato, invano, di contattare con il telefonino Petri per sapere le sue condizioni di salute senza ottenere risposta. Il venticinquenne purtroppo aveva avuto il malore fatale nel sottopasso e lì era rimasto senza che nessuno potesse soccorrerlo e magari salvargli la vita. Con Boumardasse venne arrestato anche un connazionale, Abderraikos Maalloui che, per gli inquirenti, riceveva direttamente le dosi da Boumardasse nel cui alloggio i carabinieri avevano trovato una quindicina di dosi di vari tipi di droga.
Pericolosità sociale. Stando al magistrato che aveva chiesto e ottenuto dal gip la custodia cautelare in carcere (e l’aveva pure riproposta quando l’immigrato aveva ottenuto i domiciliari, ma la Cassazione aveva dato parere negativo in relazione all’imputazione di morte in conseguenza di altro reato) Omer Buomardasse era un pusher socialmente pericoloso. Prova ne sia che precedentemente era stato già arrestato dalla polizia (gennaio 2013) per una vicenda legata alla droga con recupero di 20 grammi di eroina confezionata in dosi e prima ancora, nel 2009, era finito nei guai nell’ambito di un’inchiesta sugli stupefacenti avvenuta a Pisa.
Luca Tronchetti
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