Attenzione
Sessant’anni di attività per il “re dei bomboloni”
Generazioni di lucchesi hanno gustato i “frati” caldi preparati da Sergio Sergi Dal servizio fatto con una bici scalcinata, al furgone banco e al laboratorio
di Rossella Lucchesi
LUCCA
Dice di non avere una ricetta segreta, eppure i suoi frati e quegli straordinari bomboloni e cannoli ripieni di crema e cioccolato hanno quel gusto e quella fragranza particolare che li distingue da tutti gli altri. «Farina, zucchero, lievito, sale, essenza di limone e margarina vegetale, quella migliore.
E tanto olio di arachide per friggere, da sostituire frequentemente, altrimenti si rischia di compromettere il sapore, e anche la salute». E’ preciso e diretto, Sergio Sergi che, dopo sessant’anni di onorata attività, si conferma il “Re dei bomboloni lucchesi” e non pensa affatto ad andare in pensione. Una storia fatta di dolori, sacrifici e tanta determinazione quella di questo “eterno ragazzo” nato a Roma nel 1928 nel popolare quartiere della Garbatella, poco distante dalle Fosse Ardeatine. E’ il maggiore di quattro figli in una famiglia che vive del lavoro del padre elettricista. Purtroppo la guerra gli porta via la mamma durante un mitragliamento vicino a Viterbo, dove la famigliola si era trasferita.
E’ il settembre 1944, Sergio ha solo sedici anni e si deve rimboccare le maniche, perché adesso serve anche il suo contributo, visto che la guerra ha distrutto tutto e ne risente anche il lavoro del padre. Trova lavoro prima alla fornace della calce, poi in qualche impiego precario, ma è sempre poco e, a complicare ulteriormente la sua esistenza arriva, pochi anni dopo anche la scomparsa prematura del padre.
Ma Sergio non si arrende e si fa assumere come operaio al Luna Park di Viterbo che lo ingaggia anche come artista associato negli spettacoli viaggianti. Finché casualmente, nel 1953 approda al parco divertimenti del Settembre Lucchese, dove conosce quella che sarebbe diventata sua moglie. I progetti sono tanti ma, per mettere su famiglia serve una casa e un lavoro fisso che tarda ad arrivare.
Così si adatta a qualsiasi lavoro, poi un giorno, senza scoraggiarsi e armato di intraprendenza lega alla sua bici scalcinata una cassetta di legno piena di figurine e gomme da masticare e inizia a venderle all’uscita delle scuolePascoli e Carducci e la domenica allo stadio.
Nel frattempo non si lascia sfuggire l’occasione di salire su alcuni set cinematografici allestiti in città, dove viene scelto per quattro pellicole come comparsa e per ruoli secondari in “Giovani mariti” con Antonella Lualdi e Franco Interlenghi, “Frenesia d’estate” con Sylva Koscina e “Lucrezia Borhgia” con Massimo Serato. I guadagni sono piuttosto contenuti, ma gli consentono comunque di acquistare un triciclo col quale, insieme alla fidanzata allora in possesso della licenza, può andare a vendere i frati anche in alcune frazioni.
Poi arriva l’Ape-frigo e d’estate Sergio può vendere anche i gelati in Versilia. Però non è soddisfatto, vorrebbe lui stesso preparare quei dolci succulenti che invece acquista in un laboratorio di via dei Borghi, ma nessuno vuole insegnargli il mestiere. Allora si arma di pazienza e passa giorni e notti tra farina, zucchero e lieviti, gettando via pasta bruciata e immangiabile, finché trova il giusto equilibrio tra gli ingredienti.
Adesso può finalmente pensare di fare il grande passo e aprire un’attività in proprio, anche perché ha una moglie e un figlio a carico e i soldi non bastano mai. E’ il 1973 quando Sergio firma il contratto di acquisto di un grosso furgone con un banco capiente per la vendita di frati e bomboloni che per vent’anni stazionerà d’inverno davanti alla scuola Carducci di Lucca, trasferendosi a settembre al Luna Park. Una vita insomma, a preparare quegli straordinari dolci fritti che sono diventati anche la passione del figlio Umberto, al quale nel 1993 Sergio ha ceduto la licenza e del nipote Giacomo che da due anni lo affianca nel laboratorio e nel negozio al civico 483 di via Pisana a Sant’Anna, aperti da cinque anni.
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