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Lucca

l’iniziativa

Venticinque giovani migranti utilizzati a ripulire le strade

LUCCA. Presto li vedremo all'opera in città, sui marciapiedi, lungo le direttrici appena fuori dal centro storico, con spazzole, frullini, aspiratori. E sotto al casco o alla maschera non troveremo...

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LUCCA. Presto li vedremo all'opera in città, sui marciapiedi, lungo le direttrici appena fuori dal centro storico, con spazzole, frullini, aspiratori. E sotto al casco o alla maschera non troveremo gli operatori di Sistema Ambiente, ma venticinque giovani volontari, provenienti dal Niger e dal Gambia. Venticinque migranti richiedenti asilo, come si dice in gergo tecnico. Venticinque ragazzi, i più grandi hanno appena 33 anni, in fuga dalla miseria e dalla guerra, arrivati a Lucca nei mesi scorsi, con un livello di istruzione bassissimo e con capacità lavorative solo manuali. Sono loro, infatti, i protagonisti di “Verde Insieme”, il progetto sperimentale che il comune di Lucca sta per rendere operativo in città.

«Manca l'ultimo passaggio burocratico, quello relativo alla copertura assicurativa – spiegano dagli uffici – Poi saremo pronti per partire: il più è già fatto». Lucca, dunque, potrebbe diventare il primo capoluogo toscano a dar vita a un'esperienza del genere: nel resto della Toscana, fino ad oggi, sono stati solo i comuni più piccoli ad attivarsi in questa direzione. “Verde Insieme” durerà un anno, con il fine di essere replicato ed esteso ad altre situazioni: la tutela del bene comune è l'obiettivo di fondo dell'intero progetto, indirizzato in primo luogo alle persone rifugiate e richiedenti asilo accolte sul territorio per impiegarle nella manutenzione e nella salvaguardia delle aree pubbliche cittadine. Gli attori coinvolti, insieme ai settori dipartimentali politiche sociali e lavori pubblici di Palazzo Orsetti, sono anche l'Opera delle Mura, Sistema Ambiente, il Gruppo volontari accoglienza immigrati (Gvai) e il Ceis. Un progetto che si muove in linea con quanto stabilito dalla Regione Toscana nella delibera del 25 maggio scorso, dove si invita il terzo settore ad individuare alcune attività da proporre ai profughi. Lavori socialmente utili, esercitati gratuitamente, in cambio di vitto e alloggio, per restituire dignità ai migranti in attesa dello stato di rifugiato. «I ragazzi coinvolti nel progetto non percepiranno alcun compenso – spiega l'assessore Ilaria Vietina – Stiamo lavorando a questo documento da mesi, l'idea è nata ben prima della delibera regionale. Abbiamo da subito attivato una rete di volontariato che si è fatta carico del corso di formazione di 20 ore che i ragazzi hanno seguito all'Agorà». Un corso teorico, tenuto a titolo gratuito dal professor Lunardini, che da subito ha creduto nel progetto insegnando ai migranti come riconoscere le varie tipologie di piante presenti sul nostro territorio e come intervenire su ognuna di esse. La parte pratica, invece, è stata affidata a Sistema Ambiente. (n.d.)

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