Il Tirreno

Lucca

Anche i profughi sul palcoscenico

di Nadia Davini
Anche i profughi sul palcoscenico

Hanno preso parte allo spettacolo “A ritrovar le storie” de “I Teatri del sacro”

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LUCCA. Bastano dei dadi, un Saltimbanco e un bagaglio pieno di memoria per raccontare storie e far rinascere persone e storie.

Elementi semplici e alla portata di tutti, quelli che caratterizzano lo spettacolo “A ritrovar le storie”, che nel fine settimana è andato in scena nella Chiesa di San Giovanni, all'interno del Festival “I Teatri del Sacro”.

Uno spettacolo di Monica Morini, Bernardino Bonzani, Annamaria Gozzi e Franco Tanzi del Teatro dell'Orsa, al quale sabato sera ha partecipato anche un gruppo di giovani nigeriani, richiedenti asilo, accolti nella casa del GVAI a Lucca.

In un paese che ha perduto le parole per raccontare, un Saltimbanco e un'Oca riaccendono storie dimenticate.

Benvenuti sulla piazza di Tarot dove si ascolta una storia e ne nascono di nuove: un lancio di dadi per iniziare un percorso in caselle di vita, ogni parola chiama a raccontare le proprie esperienze.

È un nuovo Gioco dell'Oca che inizia da una parola rotonda, bella, fresca, amata: bicicletta.

Partono le storie, le sensazioni, le immagini e riaffiora la memoria, il tempo passato, gli aneddoti personali.

«Lo spettacolo comincia dalla bicicletta, quindi non dalle tragedie che questi ragazzi hanno vissuto prima di arrivare in Libia e poi nel tragitto verso Lampedusa, perché è un mezzo che unisce tutti e rimette la memoria su binari pari anche se il mondo è dispari – spiegano Monica e Bernardino –.

«Lo spettacolo è il frutto di un laboratorio che con i richiedenti asilo di Lucca è iniziato lunedì scorso.

«Ognuno porta se stesso, la propria lingua, la propria fisicità e nel racconto la memoria acquista dignità, la loro vita recupera valore, è come se piano piano si ricostruisse l'identità di queste persone con le loro vicissitudini.

«Le parole che via via vengono affrontate durante lo spettacolo hanno la funzione di bussare alla porta dell'immaginazione, di accendere storie attraverso il teatro».

I racconti s’intrecciano nella narrazione.

La piazza si rianima, ascolta e racconta di nuove parole: amore, musica, felicità, tesoro, di bocca in bocca disegnano il Gioco dell’Oca, con il tempo che tesse memoria e immaginazione e ha per traguardo la parola nascita.

Come dire che le storie camminano sempre e la fine è solo un inizio.

«La funzione del Festival è proprio questa – spiega Fabrizio Fiaschini, direttore artistico dei Teatri del Sacro – Far dialogare il sacro, la scena e la città che ci ospita, come un gioco di specchi che ci aiuta a riflettere e a guardare da un'altra prospettiva tematiche attuali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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