Sicurezza
Il Teatro del Giglio e Castello S. Pietro i miei luoghi del cuore
Ilaria Del Bianco, presidente dei Lucchesi nel Mondo, rivisita i posti più fascinosi della città e del territorio
LUCCA. Sono quattro e sono i luoghi che Ilaria Del Bianco, la presidente dell'Associazione dei lucchesi nel mondo, porta con sé in ogni ricordo o nuovo viaggio che intraprenda. Luoghi di tutti, perché appartengono all'immaginario collettivo di tutti noi, che viviamo o frequentiamo la città. Solo uno resta un po' decentrato, apprezzato fino in fondo da chi ha avuto il privilegio di conoscerlo di persona, di calpestarlo in qualche modo. «Ne ho scelti quattro di luoghi del cuore – racconta Ilaria – così a colpo sicuro. In realtà ce ne sarebbero molti di più, spazi positivi che tracciano la mia storia, ma questi sono quelli che restano attuali anche con il passare del tempo e con il mutare delle situazioni. Sono posti legati a un ricordo di una o più emozioni forti, luoghi che diventano simboli, parte della mia vita, che ho potuto condividere con persone particolarmente care». Sono luoghi della città? Sì, la maggior parte sì. Il primo è piazza Cittadella: qua ho iniziato la mia avventura scolastica, frequentavo l'Istituto Pillori, ero una bambina curiosa. Nonostante che il periodo delle elementari non sia stato un momento molto facile sono legata a quell'edificio, a quel pezzo di Lucca. Sarà perché qualche anno fa sono riuscita ad organizzare in quella sede il primo concerto dell'Orchestra Malfatti: tornare in quelle stanze, far riaffiorare i volti, i ricordi, in una situazione totalmente diversa, cambiata, mi ha emozionata. Mi sono rivista bambina e poi adulta, donna, con la soddisfazione di aver realizzato un'iniziativa a cui tenevo molto. Ho provato sensazioni piacevoli. È partita dall'infanzia a raccontare i suoi luoghi. Ne ha altri legati a quel periodo? Il Teatro del Giglio. È un posto magico, lo è sempre, ogni volta che ci vado è come entrare in un'altra dimensione. È accogliente, ordinato, elegante, altamente ricercato, ma familiare allo stesso tempo. Un ambiente che conosco da tantissimi anni e che poi ho vissuto in prima persona da presidente. Ma il mio amore per il Giglio è legato soprattutto alle avventure da piccola danzatrice che saltellava su quel palco e condivideva con gli altri tutte le emozioni che ti attraversano prima di un'esibizione in pubblico. Ho ballato dai 6 ai 15 anni e ricordo ancora l'attesa della prima, le luci, il caos delle prove, quella magia strana di chi vive e fa teatro. Un'emozione simile a quella che provo ogni giorno quando cammino sulle Mura per andare nella sede dell'Associazione. Le Mura, quindi. E come potrebbe essere diversamente? Amo le Mura nella loro interezza e in modo particolare il Castello San Pietro, che poi è dove l'Associazione Lucchesi nel mondo ha casa. Dal 1998 trascorro qua gran parte delle mie giornate e grazie a questa esperienza mi sono imbattuta in storie che mi hanno fatto crescere, ho conosciuto persone che mi hanno dato molto, tutti i giorni ho la possibilità di guardarmi intorno, confrontarmi col resto del mondo. C'è una storia speciale che l'ha colpita? Ce ne sono tantissime, ma una delle emozioni più forti l'ho provata con un signore che un giorno si presentò all'Associazione. Era settembre, nessuno l'aveva mai visto prima, in quei giorni c'era molto movimento in sede. Così mi avvicinai per chiedergli se aveva bisogno di qualcosa e lui iniziò a presentarsi e nel parlare scoprimmo che era Miguel Angel D'Annibale, l'arcivescovo di Rio Gallegos, la diocesi più a sud di tutta l'Argentina, nella provincia di Santa Cruz (Patagonia meridionale). Fu una sorpresa: c'eravamo scritti nei mesi precedenti e mai avrei pensato che potesse arrivare a Lucca e presentarsi con quella semplicità. Chiacchierammo molto, fu un confronto spirituale e umano pieno di pace. A sentirla parlare si capisce quanto rappresenti per lei l'Associazione dei lucchesi nel mondo. Il Castello San Pietro è il luogo fisico dove sono nate le idee e dove le nostre iniziative hanno preso forma. È il posto dove si danno appuntamento persone vicine e lontane, il luogo astratto dove i lucchesi sparsi per il mondo riannodano i fili delle proprie esistenze, i ricordi delle proprie famiglie. Poi trovo affascinante il fatto che proprio su queste Mura, nate per chiudere la città, ci sia una porta aperta sul resto del mondo, dove Lucca comunica all'esterno e riceve dall'esterno. Manca il quarto luogo. Ce lo vuole raccontare? Sì, è vero. Il quarto luogo del cuore è Pratofiorito. Amo la montagna, le Dolomiti soprattutto, ma nei dintorni trovo Pratofiorito un posto molto bello, aperto, assolato, pieno di fauna e di fiori. La chiesina di San Cassiano di Controni è un gioiello in un contesto che oggi ci sembra sperduto e che invece tempo fa era frequentato e vissuto. Pratofiorito poi mi fa venire alla mente una giornata speciale, che credo non dimenticherò mai. L'anno scorso decisi di portare mio figlio a camminare insieme a me, portammo le tende e dormimmo sulla cima di Pratofiorito. L'ultimo tratto è un po' più difficile e mio figlio iniziò a scoraggiarsi. Lo rincuorai, come avrebbe fatto qualsiasi genitore, e appena arrivati su, di fronte a quella visuale bellissima, mi chiamò e mi disse: “grazie mamma per avermi fatto capire che ce la potevo fare”.
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