Proteste
Sciopero compatto scrutini bloccati
Adesioni al 90 per centro nelle scuole superiori della città In gran parte degli istituti la protesta continuerà oggi
LUCCA. Adesione del 90 per cento allo sciopero degli scrutini. A comunicarlo, per le prime due giornate di mobilitazione, sono gli stessi sindacati della scuola che in queste ore stanno raccogliendo i dati istituto per istituto, impegnati da mercoledì con le valutazioni finali. Ad esclusione delle classi terminali (terza media e quinta superiore), le quali per legge non possono essere coinvolte dallo sciopero, nel resto delle sezioni la protesta ha raggiunto picchi altissimi, soprattutto alle superiori. I primi a incrociare le braccia sono stati, mercoledì 10, il “Vallisneri”, l'Isi “Machiavelli” (con il classico, il socio-psico pedagogico e il “Civitali), l'Itg “Nottolini”,l'agrario “Busdraghi”, l'Itcg di Porcari e la scuola media “Chelini” di San Vito. Tutti questi istituti hanno proseguito lo sciopero anche ieri e la maggior parte replicherà anche oggi: così l'Itc “Carrara”, il liceo artistico “Passaglia”, l'Iti “Fermi”, il “Giorgi”, gli istituti di Barga e Borgo a Mozzano e l'Istituto comprensivo Lucca 4 a San Marco. La mobilitazione, che rappresenta il secondo atto della protesta organizzata da tutti i sindacati della scuola, è stata indetta nei primi due giorni utili - in cui è possibile scioperare - calendarizzati dai singoli istituti. In Toscana, e quindi nella nostra provincia, la scuola si è conclusa mercoledì e la massima concentrazione di scrutini era prevista per ieri e per oggi, anche se la maggior parte delle riunioni è saltata e andrà riconvocata a partire da domani. E il pericolo che lo sciopero degli scrutini si accavalli agli esami di maturità è più che una semplice ipotesi. Per questa ragione qualche preside ha minacciato lunghe ed estenuanti riunioni anche in ore notturne o di domenica. Ma la cosa più probabile è che le operazioni di scrutinio delle classi intermedie si possano svolgere nei pomeriggi degli esami di stato: esami di maturità la mattina e scrutini il pomeriggio. E nonostante il superlavoro che si prospetta, la protesta non accenna a sgonfiarsi e lancia un segnale politico molto chiaro: i professori il disegno di legge firmato dal ministro Giannini insieme al premier Renzi non lo vogliono, lo respingono al mittente e ritengono che ci siano pochi spazi di miglioramento. «Andrebbe cambiata la filosofia di fondo che anima questa riforma – spiegano i sindacalisti – Il problema è che si vuole trasformare la scuola in un comitato aziendale, impoverendo la qualità della didattica, affidando ai dirigenti poteri enormi e introducendo sistemi di valutazione soggettivi e non oggettivi». «In tutte le scuole coinvolte dallo sciopero- spiega Rino Capasso dei Cobas - si sono registrate punte di adesione tra l'85 e il 90 per cento. All'artistico il dirigente vorrebbe convocare lo scrutinio per sabato sera alle 21,15, ma ci stiamo muovendo per evitare che questo accada». Per dire "no" al preside-sceriffo e ai finanziamenti alle scuole paritarie, gli insegnanti si sono organizzati. Perché per gli scrutini finali basta che sia uno solo a scioperare, giacché per svolgere lo scrutinio occorre che siano tutti presenti».
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