La manifestazione
«Dal centro a Ciciana, i mille colori di Lucca»
L’architetto Emiliana Martinelli racconta i posti che hanno segnato la sua vita «Anni entusiasmanti all’Istituto d’arte. Ma oggi ci sono troppi angoli brutti»
LUCCA. Parlare di luoghi del cuore con Emiliana Martinelli è come ascoltare il racconto della sua vita. Di architetto-designer, pittrice, imprenditrice a capo di una delle aziende che hanno fatto e fanno scuola nel design mondiale – la Martinelli Luce -, ma soprattutto di una figlia di Lucca.
«La amo profondamente – dice –. Ci sono nata, ho sempre vissuto qui e seppure la conosca come le mie tasche, ancora oggi continua a regalarmi sorprese ed emozioni. Anche se in molti punti la vedo cambiata e peggiorata».
Per lei Lucca è un immenso, unico, luogo del cuore dove ci sono tanti posti che hanno segnato momenti significativi della sua vita. Come corte del Gallo, in pieno centro storico, e Ciciana, in collina, «da cui la sera – racconta – vedo in basso la città che brilla».
La casa dei nonni. «In corte del Gallo sono nata, in casa, come era abitudine un tempo – spiega -. Era l'abitazione dei nonni e lì ho vissuto con loro, mio padre Elio (tra i più importanti designer degli anni Sessanta e Settanta, fondatore dell'azienda che ancora porta il suo nome, ndr) e mia madre Anna fino al 1976».
In quell'anno, infatti, i Martinelli decisero di trasferirsi a Ciciana, nella casa circondata da olivi e viti che Emiliana divide ancora con la madre (mentre il padre Elio è morto nel 2004), mentre nell'appartamento in corte del Gallo abita il figlio Marco con la sua famiglia.
A scuola d’arte. Nel racconto dell'architetto i ricordi e le emozioni scorrono nitidi e si fermano su tanti momenti, più o meno lontani.
«Ho passato momenti felici in città - prosegue –. Andavo a scuola all'Istituto d'arte e per me sono stati anni entusiasmanti: frequentavo la sezione di ceramica, le lezioni non erano solo teoriche, si tornava nel pomeriggio a far pratica, s'impastava il materiale, si lavorava al tornio, si smaltavano i vasi e si cuocevano in forno le terrecotte. Insomma, era divertente e s'imparava».
I colori del Carmine. Felicità, poi, era anche andare al mercato del Carmine a far la spesa insieme alla madre Anna.
«Come un supermercato attuale, dove si comprava tutto – racconta e ricorda Emiliana - con la differenza rispetto ai superstore di oggi che c'erano i commercianti dietro a ogni bancone, con i quali si poteva instaurare un rapporto di fiducia e di amicizia, chiedendo loro consigli o fermandosi a conversare.
«Mi ricordo la pescheria, i macellai con la carne di cavallo, il bancone dei formaggi. Tanta gente, aromi, rumori, colori, movimento. Vedere com'è degradato e vuoto fa veramente tristezza».
Bianco e curve. Stessi sentimenti per i bei negozi che non ci sono più e che Emiliana adorava guardare nelle consuete passeggiate da e verso casa. Uno di questi lo aveva progettato suo padre: si trovava in via Fillungo, davanti al Caffè Di Simo, ma è scomparso ormai da diversi anni senza che sia rimasta alcuna traccia del lavoro di Martinelli, se non in qualche foto.
«Lo aveva fatto tutto di vetro – spiega la figlia – con un colore dominante, il bianco, la vetrina con i vetri curvati e i ripiani che seguivano l'andamento del vetro».
Caratteristiche, peraltro, che si ritrovano in molte delle creazioni di Elio, la cui lampada Serpente nel 2015 festeggia i 50 anni insieme ad un altro oggetto-icona dell'azienda di famiglia: Pipistrello, la luce che fu disegnata da Gae Aulenti.
Contro il brutto. «Mi si stringe il cuore – dice Emiliana – ogni volta che vedo chiudere un bel negozio e al suo posto viene realizzato qualcosa di anonimo e antiestetico, se non addirittura un pugno per i nostri occhi. E penso che sia davvero un gran peccato. Non dico che si deve stare legati per forza al passato, ma bisognerebbe migliorare, non peggiorare. Via Fillungo era un gioiello, non lo è più».
Per l'imprenditrice, tuttavia, la consolazione arriva dalle Mura. «Dove capisco che Lucca, nonostante tutto – racconta - non mi è venuta a noia né mi verrà mai a noia. Non so ormai quante volte nella mia vita ho fatto quel giro, ma ogni volta scopro qualcosa di diverso: scorci particolari, altane bellissime, pergole con i glicini, l'Orto Botanico così romantico, da cui arriva un profumo esotico speciale».
Le luci che brillano. E poi c'è Ciciana. Su in collina, fuori città, ma rivolta verso Lucca, a testimoniare un legame viscerale mai spezzato (in centro, peraltro, Martinelli Luce ha lo showroom di via Santa Lucia, mentre la sede dell'azienda è in via Bandettini, a San Concordio).
«Da lassù – dice Emiliana – ho sempre davanti la città». Di sera, con le luci che brillano. E di giorno, quando l'architetto – amante della natura, da sempre ispiratrice delle sue creazioni – va per esempio tra gli olivi e le vigne che circondano la casa e, in sella al trattore, taglia l'erba tra le balze. Uno dei tanti lavori di campagna che ama frea a Ciciana.
«E ogni volta che alzo gli occhi – conclude – Lucca è sempre lì».
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