Il Tirreno

Lucca

Sorpresa, il Mercatone non chiuderà

di Luca Cinotti
Sorpresa, il Mercatone non chiuderà

Il negozio di Lucca inserito nella lista di quelli “salvati” (insieme ad Altopascio): sospiro di sollievo per 38 dipendenti

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LUCCA. La notizia è arrivata nella serata di venerdì, con un messaggio di posta elettronica. Il punto vendita di Lucca del Mercatone Uno è salvo. Lo storico negozio sulla via Sarzanese, che sembrava destinato a chiudere l’attività prima dell’estate si è ritrovato invece nella lista dei 50 punti vendita nei quali non sarà sospesa l’attività, al contrario di quanto avverrà per altri 28 negozi sparsi in tutta Italia.

Un “ribaltone”, rispetto a quello che pareva dovesse essere il destino del grande magazzino lucchese. Qualche settimana fa, infatti, era stato dato il via a una svendita totale. Che avrebbe dovuto essere il preludio alla sospensione dell’attività, almeno temporanea. Invece il negozio lucchese, con i suoi trentotto dipendenti, è fra i sette che i commissari straordinari dell’azienda (che si trova appunto in amministrazione straordinaria per stato di crisi) hanno deciso di non chiudere.

Umberto Marchi, segretario provinciale della Filcams che ha seguito tutta la vicenda, venerdì sera ha avuto solo il tempo di informare con un messaggio i delegati aziendali: «Nei prossimi giorni - spiega - avremo ulteriori incontri per approfondire quanto successo. Anche perché ci sono ancora delle questioni da chiarire, come i contratti di solidarietà che dovevano preludere alla chiusura del negozio».

Il punto vendita di Lucca sembrava destinato a essere eliminato dal perimetro di Mercatone anche per la mancanza di investimenti strutturali: l’edificio e l’allestimento sono rimasti fondamentalmente gli stessi da anni. Al contrario l’altro negozio della provincia, quello di Altopascio, proprio negli ultimi anni è andato incontro a un profondo rinnovamento e fin da subito è risultato evidente che in quel caso non si sarebbe parlato di chiusura. Tuttavia, qualcosa ha portato l’ago della bilancia sul segno “più” anche per Lucca. In un comunicato i commissari straordinari hanno spiegato che sono state «valutate le potenzialità commerciali dei punti vendita » e si è tenuto conto «degli investimenti necessari per il rilancio degli stessi». Al di là delle formule, una chiave di lettura la fornisce proprio Marchi: «Per difendere il Mercatone di Lucca abbiamo fatto una mobilitazione di venti giorni. E ci siamo resi conto, mentre eravamo al presidio, che i clienti certo non mancavano». Insomma, anche Lucca potrebbe avere potenzialità da esprimere. Sufficienti perché i vertici decidessero di non chiuderlo.

La partita, ovviamente, è ben lontana dal concludersi positivamente. La situazione del gruppo rimane difficile, anche se ci sono un paio di punti che fanno ben sperare. Innanzitutto la garanzia che sarà fornita dallo Stato consentirà all’azienda di ritornare a prendere soldi in prestito dalle banche. In secondo luogo, il 30 giugno si chiuderà il bando che ricercava offerte per rilevare l’intero complesso aziendale. E di investitori interessati ce ne sarebbe più d’uno.

Per una situazione che sembra trovare una soluzione - seppur precaria - il mondo della grande distribuzione lucchese deve fare i conti con altri problemi. Come quello del Carrefour di San Vito, che a inizio giugno ha dato il via a una contestatissima (dai sindacati) operazione di apertura fino a mezzanotte. Operazione che secondo Marchi avrebbe già il fiato corto: «La prima sera c’era molta gente. Poi l’affluenza è andata scemando nei giorni successivi, mentre ovviamente tutte le spese necessarie rimangono in piedi. La nostra paura è che questa operazione possa dare il colpo di grazia a una situazione già compromessa. Per questo abbiamo chiesto l’intervento della Filcams regionale e nazionale e anche della confederazione lucchese. Perché questo prima caso di apertura serali potrebbe non restare isolato. E ciò ci preoccupa».

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