Il dolore
Fiaccolata contro la “buona scuola”
LUCCA. Da una parte c'erano i ceri votivi, a simboleggiare una sorta di funerale figurato della scuola pubblica. Dall'altra le fiaccole, che segnavano la via da seguire per salvare l'istruzione, al...
LUCCA. Da una parte c'erano i ceri votivi, a simboleggiare una sorta di funerale figurato della scuola pubblica. Dall'altra le fiaccole, che segnavano la via da seguire per salvare l'istruzione, al riparo dalla riforma di Renzi. Su questi due filoni i sindacati della scuola sono scesi a manifestare per esprimere tutto il proprio dissenso nei confronti della cosiddetta “buona scuola” .
Una riforma che i rappresentanti sindacali – Cgil, Cobas, Cisl, Gilda e Snals – rifiutano e rispediscono al mittente, criticando il governo anche per essersi rifiutato di ascoltare e condividere il percorso del disegno di legge con le parti direttamente coinvolte dalla riforma. L'appuntamento era in piazza Santa Maria, da qui un centinaio di insegnanti sono saliti sulle Mura e hanno fatto un giro intero, continuando incessantemente a ripetere i motivi del “no” alla buona scuola. Al centro della mobilitazione il super potere che il governo vorrebbe consegnare ai presidi, liberi di decidere sui professori. Una preoccupazione che è ricorrente tra i docenti che hanno aderito al corteo. Perché il problema non è la valutazione del corpo insegnante: «Su questo – dicono – siamo d'accordo. Il punto è che tutta la nostra azione, la nostra preparazione, la nostra libertà anche è messa nelle mani dei dirigenti scolastici, che possono decidere chi assumere e chi licenziare, secondo metodi di valutazione soggettivi. Secondo quali parametri potrebbero giudicare i presidi se non conoscono le materie o se magari sono appena arrivati in quella scuola? Quanto potrà incidere l'aspetto personale sul metro di giudizio?».
L'appuntamento ora è per l'11 e il 12 giugno con lo sciopero degli scrutini. Confermata l'adesione dell'Itc “Carrara”, del “Nottolini” e del “Busdraghi”. Idem per il liceo scientifico “Vallisneri” e forse per l'Iti “Fermi”. (n.d.)
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