Il dolore
Anche al Vallisneri e al Fermi il blocco degli scrutini
LUCCA. Il 70 per cento delle scuole lucchesi aderirà allo sciopero degli scrutini, sicuro ora a nche allo Scientifico Vallisneri e probabiele al Fermi. Con punte che arriveranno anche all'80 per...
LUCCA. Il 70 per cento delle scuole lucchesi aderirà allo sciopero degli scrutini, sicuro ora a nche allo Scientifico Vallisneri e probabiele al Fermi.
Con punte che arriveranno anche all'80 per cento di adesione.
È un auspicio che sa di convinzione quello che i sindacati lucchesi dichiarano a pochi giorni dalla mobilitazione nazionale contro la buona scuola del governo Renzi.
Le date scelte dai Cobas, i primi ad annunciare lo sciopero, sono per l'11 e il 12 giugno e sarà sufficiente che un solo professore non partecipi al collegio dei docenti per far saltare lo scrutinio.
Cgil, Cisl, Gilda e Snals, invece, hanno optato per una forma di protesta oraria: sciopero a scacchiera che riguarderà i primi due giorni di consultazione di ogni scuola del territorio.
I primi due in calendario, cercando così di arrivare a coinvolgere tutti gli istituti e tutte le classi, ad esclusione di quelle terminali che, per legge, non possono essere toccate dallo sciopero.
Una protesta incisiva, che vuole dare un segnale forte, anche a Lucca dove ieri sera i sindacati della scuola sono scesi in piazza per una fiaccolata a favore della scuola pubblica e contro il disegno di legge del governo.
Una mobilitazione che vuole ribadire tre aspetti fondamentali: l'abolizione della riforma di Renzi, l'assunzione di tutti i precari della scuola, l'abolizione dei test Invalsi come metodo di valutazione per alunni e insegnanti.
«Siamo contrari al preside manager che valuta, assume e licenzia secondo criteri soggettivi e non oggettivi – spiega Rino Capasso dei Cobas – siamo contrari a una scuola che diventerà un comitato aziendale, dove il dissenso o la pluralità di pensiero possono costare tanto.
«Avremmo voluto sederci a un tavolo con il premier e aprire un tavolo di concertazione per rivedere ciò che proprio non va di quel disegno di legge.
«Ma la contrattazione è saltata, Renzi non vuole confrontarsi, abolisce la diversità di pensiero e sta andando avanti per la propria strada. Nonostante che il mondo della scuola si sia già ribellato, abbia già espresso le proprie perplessità su quella legge: lo sciopero del 5 maggio scorso ne è stata la dimostrazione, la prova tangibile che qualcosa doveva essere cambiato.
«Invece siamo stati ignorati, ecco perché siamo arrivati allo sciopero degli scrutini. La mobilitazione sta crescendo, vedremo quanti numeri riusciremo a muovere e poi valuteremo cosa fare».
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