Il Tirreno

Lucca

A giudizio per bancarotta il fondatore dell’Eurosak

A giudizio per bancarotta il fondatore dell’Eurosak

Dopo il rinvio a giudizio del gup il processo fissato il 2 ottobre davanti al collegio Per l’accusa l’amministratore avrebbe commesso irregolarità dal 2007 al 2011

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PORCARI. Inizierà il 2 ottobre davanti al secondo collegio del tribunale il processo nei confronti di Franco Colombini, 73 anni, fondatore, amministratore delegato e legale rappresentante dell’Eurosak di Porcari che ieri mattina il giudice dell’udienza preliminare Silvia Mugnaini ha rinviato a giudizio con l’accusa di bancarotta patrimoniale in relazione al crac dell’Eurosak - un tempo azienda leader degli imballaggi industriali - fallita tre anni fa e a cui seguirono, dopo la declaratoria deltribunale di Lucca, 24 mesi di ricorsi e controricorsi alla Suprema Corte. La procura - il sostituto Piero Capizzoto si è mosso in base alla relazione della curatrice fallimentare Paola Del Prete chiedendo approfondimenti specifici alla guardia di finanza - ritiene che l'amministratore abbia messo in atto manovre contabili per dimostrare poste attive che in realtà non c'erano. In particolar modo si prende in esame il presunto credito superiore ai due milioni con il Consorzio Nazionale Imballaggi (Conai) che si oppose all'omologa del concordato dimostrando, con sentenza del tribunale di Roma, di essere concessionario di un servizio pubblico per la raccolta differenziata dei rifiuti d'imballaggio ricevendo una sorta di tributo indiretto per lo smaltimento delle aziende private del settore. Un contributo ambientale che per l'accusa Eurosak non pagava da anni e che riscuoteva dai clienti utilizzandolo, invece di pagare Conai, come fonte di finanziamento. Quei due milioni e passa avrebbe dovuto versarli al Conai oppure non avrebbe dovuto riscuoterli. Ma ci sono altre poste in bilancio che non convincono la procura. Come un presunto credito di tre milioni nei confronti di una società francese contabilizzato da Eurosak, per l'accusa, soltanto in base a una lettera d'intento d'acquisto di partecipazione quando poi l'operazione non andò a buon fine. In sostanza l'ufficio del pubblico ministero sostiene che dal 2007 sino al 2011 vennero usate poste di bilancio per far risaltare un attivo che non c'era invece di ricapitalizzare l'azienda che si trovava in gravi difficoltà economiche. Il debito complessivo di Eurosak venne valutato in 66 milioni e l’azienda è stata poi venduta pezzo per pezzo: dai macchinari è stato recuperato dalla curatela poco più di un milione, mentre si punta adesso a vendere all'asta lo stabilimento di Porcari e i terreni circostanti. In corso anche 30 azioni di revocatoria di pagamenti effettuati nella fase di concordato e ritenuti irregolari, per circa 1,3 milioni.

Colombini ha fatto sapere sin dall’inizio che si difenderà a testa alta nelle sedi competenti per ribadire la sua estraneità alle contestazioni e la sua totale e convinta fiducia nella giustizia.

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