Il Tirreno

Lucca

Sorpresa, i negozianti vedono rosa

di Luca Cinotti
Sorpresa, i negozianti vedono rosa

I risultati dell’indagine dell’Itc Carrara. Fra i problemi pesano soprattutto l’alta tassazione e la burocrazia opprimente

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LUCCA. Fiduciosi, nonostante tutto. E in gran parte pronti a proseguire l’attività, seppur lottando contro i “nemici” di sempre: tasse e burocrazia. La fotografia del commercio lucchese a oltre sette anni dall’inizio della grande crisi economica è stata scattata dagli studenti dell’Istituto tecnico commerciale “Carrara”. Che - con la collaborazione della Confcommercio - hanno distribuito quasi cinquecento questionari ad altrettanti esercizi commerciali scelti in maniera casuale. Il risultato è una relazione piena non solo di grafici e tabelli, ma anche di indicazioni preziose per i responsabili di palazzo Sani. Indicazioni che, come precisano il presidente Ademaro Cordoni e il direttore Rodolfo Pasquini, non sempre sono positive.

Le classi che hanno lavorato sul progetto, dietro il coordinamento della dirigente scolastica Alessandra Venturi, sono la 3ªAB, la 3ªRA e la 3ªRB. In coppia hanno battuto il territorio lucchese consegnando in tutto 449 questionari. Che, per le fette maggiori, sono andati in mano a esercizi commerciali (21%), artigianali (16%), bar e abbigliamento (12% per ciascuno). Il primo punto affrontato è quello del giudizio sulla propria situazione di salute.

A giudicare dai numeri i commercianti non si sono tirati indietro, visto che quelli finiti nella casellina “non risponde” sono solo il 5% del totale. E per la maggioranza di loro il fatturato è stabile (28%) o in incremento (25%) rispetto agli anni passati. Il 42% del campione, invece, ha riscontrato incassi in calo. Dati - fanno notare i ragazzi che hanno condotto la ricerca e che ieri mattina l’hanno presentata nell’aula magna dell’istituto - che sono confortanti se si considera il contesto economico.

E che un barlume di speranza per una ripresa da agganciare a tutti i costi ci sia lo dimostrano anche le risposte alla domanda sulla previsione delle vendite future: per il 39% saranno stabili, ma per ben il 36% saranno in aumento. Mentre il “mood” negativo pervade solo il 25% del campione, un intervistato su quattro.

Detto questo, non sorprende che sei intervistati su dieci assicurino di voler proseguire l’attività mantenendo inalterata la gestione. Circa il 10%, invece, prevede addirittura investimenti, mentre solo il 7% immagina di chiudere i battenti nel prossimo futuro. Un dato che, probabilmente, fa anche i conti con la forte selezione di negozi che la crisi ha fatto negli anni scorsi, lasciando sul mercato quelli che hanno una possibilità maggiore di “sopravvivere”.

I problemi, tuttavia, non mancano. E si possono ricavare dalla domanda sulle “azioni” che i commercianti chiedono alle loro istituzioni di riferimento (in ordine di importante, di livello nazionale, comunale e regionale). Oltre il 60% degli intervistati punta il dito sulla questione-tasse: il 36% chiede che le imposte siano ridotti, mentre il 27% vorrebbe l’introduzione di sgravi fiscali. In entrambi i casi, comunque, l’obiettivo è comune: far in modo che siano minori le cifre che passano dai registratori di cassa all’erario o ai Comuni.

L’altro grosso scoglio è quello delle scartoffie: per un commerciante su quattro è proprio l’abbattimento della burocrazia la prima questione da mettere sul tavolo delle istituzioni.

L’ultima parte dell’inchiesta riguarda il rapporto dei commercianti con le associazioni di categoria. Innanzitutto, solo poco più della metà ha una qualche affiliazione. E Confcommercio fa la parte del padrone, visto che “drena” il 61% delle iscrizioni. Tre iscritti su quattro, poi, si dichiarano soddisfatti dei servizi di Confcommercio, in particolare per quanto riguarda le pratiche amministrative e la rappresentanza sindacale. Il panorama cambia se si considera il servizio di facilitazione di accesso al credito: secondo il 43% è “poco utile” o “inutile”. Un dato che mette l’accento sull’altro grosso guaio di questi anni, la chiusura dei cordoni delle borse da parte delle banche. Una situazione nei confronti della quale anche l’intervento dell’associazione di categoria viene visto, in buona parte, come non risolutivo.

Infine un dato che colpisce: quasi tre intervistati su quattro non conoscono i centri commerciali naturali, peraltro assai diffusi sul territorio. «È un dato che ci ha sorpreso - commenta il direttore Pasquini -. Ora analizzeremo i dati e verificheremo se magari è stato il modo di porre la domanda a provocare questa risposta oppure se ci sono altri problemi: sarà necessario capire dove si trovano i commercianti che hanno detto di non conoscere i centri commerciali naturali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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