La manifestazione
Puccini, ecco l’Epistolario del Maestro
Nel libro che si presenta oggi 784 lettere e cartoline, di cui 150 inedite, scritte e spedite da quando aveva 19 anni
LUCCA. Giacomo Puccini non finisce mai di incuriosire e affascinare, anche quando non si parla della sua musica in senso stretto. A stupire ancora una volta è l'uomo Puccini, del quale sembrerebbe si sia detto tutto, ma in realtà si scopre continuamente qualcosa. E' il caso dell'Epistolario, il cui primo volume sarà presentato oggi giugno alle 17,30 nella Cappella Guinigi del complesso di San Francesco, in via della Quarquonia. Il libro contiene 784 lettere e cartoline - di cui 150 inedite - scritte dal Maestro dal 1877, quando aveva 19 anni, al 1896. E' il ventennio più ricco di cambiamenti radicali nella sua vita e nella sua carriera: dalle primissime composizioni, quando era ancora a Lucca, al trasferimento al conservatorio di Milano fino alla consacrazione definitiva di “Boheme”. Nel mezzo ci sono le coraggiose scelte esistenziali, la maturazione artistica con “Le Villi” ed “Edgar”, il successo di “Manon Lescaut”. Un Puccini ragazzo che si trasforma in uomo e che mostra tutto il talento e la personalità pure in atti semplici come scrivere una lettera o una cartolina: anche lì, infatti, si rivela fortissimo il suo senso dell'armonia, da lui portato all'eccelso nelle pagine di musica che ci ha lasciato. I primi anni considerati nell'Epistolario sono i più duri per Giacomo, ma lui li affronta con responsabilità e senza mai dimenticare i familiari rimasti a Lucca, ai quali non nega mai l'appoggio, anche economico, pur vivendo in gravi ristrettezze. E in una situazione di tanto affanno, non si perde mai, riuscendo a capire per esempio – lui giovane studente al conservatorio di Milano – la grandezza di Massenet, allora sconosciuto in Italia. Ne parla in una bellissima lettera del 1882 alla madre Albina, alla quale racconta che l'unico conforto in giorni difficili - “sono scalzo ed esco sempre con la lorda (fame, ndr)” - era stato assistere alla rappresentazione dell'Herodiade di Massenet. “Come siamo piccoli noi poveri pigmei studenti – è un passo della lettera – in confronto a un maestro colossale di quella fatta lì”. Puccini scrive a tutti: alle sorelle, agli altri familiari, agli amici, alle persone influenti, tra cui il sindaco di Lucca. Ad Alessandro Tucci, l'allora primo cittadino, si rivolge nel 1882 per chiedere una borsa di studio, che gli verrà negata. Per ogni interlocutore usa uno stile e toni diversi, a dimostrazione di estro e di una mente in continuo movimento. Nelle sue lettere cronaca quotidiana, richieste spicciole, citazioni colte o pseudo colte, linguaggio licenzioso e tante imprecazioni – spesso nella stessa missiva – convivono con l'esibizione di figure retoriche, giochi di parole, doppi sensi, neologismi, nonsense e contaminazioni linguistiche. Il Maestro, poi, si diverte a rimare, spesso in risposta agli interlocutori. E scrive lettere-rebus, sostituendo con i disegni alcune parole chiave. Come in quella del 1881 alla sorella Ramelde nella quale le dà indicazioni su come cucire i polsini delle camicie che gli dovrà confezionare: accanto allo scritto disegna i polsini. Giacomo, poi, dimostra una spiccatissima vena grafica utilizzando in modo inusuale e straordinariamente armonico lo spazio di fogli e cartoline postali, tanto che in alcune la combinazione di tratti, disegni e parole sembra opera di uno del mestiere. Uno degli esempi è la cartolina del 1882 indirizzata all'amico Alfredo Caselli. In un'altra, invece, traccia addirittura le note d'inizio di “Tosca”, anche qui mettendo insieme parole e partitura con un notevole senso dell'armonia. Puccini ha scritto sempre tanto: complessivamente sono ottomila le sue lettere autografe conosciute in tutto il mondo e conservate in collezioni private, archivi, enti pubblici. Una quantità impressionante che testimonia la sua importanza planetaria: i destinatari delle missive hanno custodito gli autografi perfino nei casi in cui il contenuto non risultava rilevante. Tanto che negli ultimi venticinque anni il censimento delle lettere ha registrato un continuo incremento: nel 1989 gli autografi noti erano quattromila, sono cresciuti a più di settemila nel 2008, arrivando a ottomila nel 2014. Ma è presumibile che ne esistano altri ancora. Per la prima volta con l'Epistolario – curato da Gabriella Biagi Ravenni e Dieter Schickling e pubblicato da Olschki nell'Edizione nazionale delle Opere di Giacomo Puccini con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio - sarà possibile fruire di questo patrimonio, finora edito molto parzialmente e con molte lacune. Il piano completo prevede dieci volumi complessivi, secondo un ordine cronologico: il secondo conterrà le lettere dal 1897 al 1901, il terzo dal 1902 al 1904 e così via fino all'ultimo, con la corrispondenza del 1924, l'anno della morte del Maestro.
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