Il Tirreno

Lucca

Lu.C.C.A premiato dai visitatori 250.000 in sei anni

di Nicola Nucci
Lu.C.C.A premiato dai visitatori 250.000 in sei anni

Il direttore Vanni svela i segreti del successo del museo che funziona da polo di attrazione e di promozione

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LUCCA. Ha compiuto sei anni il museo Lu.C.C.A (Lucca Center of Contemporary Art) all'interno di Palazzo Boccella in via della Fratta. Dalla sua apertura nel 2009 fino ad oggi ha registrato 250mila presenze. Già in programmazione nel triennio 2015-2018 la mostra dedicata a Giorgio de Chirico (a fine anno), grande esponente della pittura metafisica, poi Giorgio Morandi, protagonista del Novecento e tra i maggiori incisori del mondo, e i Futuristi. E che segue la realizzazione in questi sei anni di 20 grandi mostre storiche, 50 progetti con giovani artisti internazionali, 250 eventi collaterali con performance teatrali, talk show, workshop, concerti, residenze d'artista e progetti espositivi itineranti co-prodotti con musei internazionali. E all'interno dello spazio museale c'è anche il ristorante dello chef Cristiano Tomei che ha appena portato a Lucca la stella Michelin. Un museo che viaggia ad alta velocità, come il suo direttore Maurizio Vanni, sempre in giro per il mondo (ha lavorato in oltre trenta paesi), da pochi giorni in cattedra come professore ordinario di museologia e marketing museale alll'università UMSA di Buenos Aires.

Iniziamo a fare un bilancio dalle presenze del museo.

«250mila biglietti staccati, solo un quinto omaggio, senza contare le presenze del ristorante. La biglietteria rappresenta circa un quarto delle entrate, un altro quarto dal ristorante, progetti didattici ed eventi speciali, il resto da partnership con imprese private. Non voglio dimenticare il supporto delle Fondazioni Cassa di Risparmio di Lucca e Banca del Monte di Lucca, e Gesam».   Merito anche di una programmazione forse più “popolare” negli ultimi anni. È d'accordo?

«La scommessa più difficile era radicarci nel territorio e legarci alla cultura della città per avvicinare tutti i pubblici. Così abbiamo deciso di ripercorrere la storia dell'arte del Novecento prima di produrre nuovamente esposizioni più intraprendenti e internazionali. Senza dimenticare la vocazione avanguardistica e sperimentale che lasciamo a spazi aperti a tutti. Il nostro museo punta molto sul coinvolgimento emotivo. Crediamo molto ai bambini con due progetti ludico-didattici al giorno, condotti da Artebambini, alla terza età e a quei target che solitamente non entrerebbero mai in un museo di arte visiva. Un museo per tutti che può creare valore economico per se stesso e per il territorio».

Eppure l'impressione è che il Lu.C.C.A. sia ancora un corpo estraneo nella città. È così?

«Lucca non è una città facile per chi osa proporre innovazione e investimento tecnologico. Abbiamo conquistato la simpatia della città e il rispetto delle istituzioni. Ci piacerebbe avere maggiore visibilità con una cartellonistica stradale dedicata e la presenza costante sui materiali promozionali che comunicano la città».

Ci sono ancora ostacoli a fare rete a livello culturale?

«Sarebbe bello un tavolo della cultura, anche solo per pianificare meglio le date degli eventi, coordinandoci con le altre strutture e raccontare al mondo che il territorio detiene anche festival internazionali e strutture dedicate alla creatività contemporanea»

  Da dove arrivano i visitatori del museo?

«Per oltre il 50% sono stranieri: americani, inglesi, turisti nord-europei e spagnoli. In particolare da maggio a ottobre. Il 25% dalla Toscana ed altre città italiane e il resto lucchesi. Credo che per muovere pubblici da altre parti del mondo dovrebbero essere fatti progetti speciali dalle istituzioni pubbliche. Anche puntando su Puccini ovviamente».

A proposito di brand Puccini: non crede sia una risorsa ancora poco valorizzata?

«Negli ultimi due anni è nato un contenitore unico tra i soggetti che operano nell'ambito pucciniano. Non farsi i dispetti e proporsi all'unisono è già una proposta vincente di per sé. Spero di non sbagliarmi».

Come si promuove il museo all'estero?

«Senza il supporto dal territorio dobbiamo cavarcela da soli. Facciamo una promozione diretta e personalizzata attraverso gli Uffici Turistici e tour operator delle città europee che hanno voli low-cost su Pisa».

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