La protesta
L’omicida incontrerà il pm in carcere per nuove rivelazioni
Dai legali di Donatini nessuna istanza di scarcerazione Si attendono i riscontri dei tre psichiatri nominati dalle parti
LUCCA. Venticinque anni di lavoro alla Lucart di Porcari. Un lungo e intenso vissuto che alla fine gli ha creato una sorta di black out che lo ha portato all’estremo gesto di uccidere il caporeparto, la persona di cui si fidava maggiormente. Massimo Donatini, 43 anni, detenuto dal 7 aprile - giorno in cui uccise a colpi di pistola Francesco Sodini, 51 anni, aspettandolo fuori dalla sua abitazione - si è aperto completamente ai suoi legali durante gli ultimi colloqui avuti nel penitenziario di San Giorgio. E ha chiesto nuovamente di essere interrogato dal sostituto procuratore Antonio Mariotti che nei prossimi giorni (forse già la prossima settimana) tornerà in carcere per ascoltarlo di nuovo. Il tutto, logicamente, in attesa dei riscontri peritali visto che l’assassino è stato osservato dal professor Mauro Mauri, docente del dipartimento di psichiatria dell’università di Pisa (nominato dalla pubblica accusa), dallo psichiatra criminologo fiorentino Massimo Marchi (nominato dalla difesa) e dallo psichiatra Antonio Francesco Paiano, già collaboratore nel gruppo di ricerca del professor Cassano (nominato dalla parte lesa). Che nei tempi stabiliti dalla legge depositeranno le loro relazioni.
Collegio difensivo. Da qualche giorno l’avvocato Ornella Da Tofori è stata affiancata dall’avvocato Fabrizio Ungaretti ed entrambi ieri mattina hanno trascorso un paio d’ore con il loro assistito. Massimo Donatini ha ormai realizzato quanto è accaduto e con sempre maggiore lucidità sta riavvolgendo il nastro del suo vissuto nell’azienda cartaria. «Le cose non sono così semplici come sono apparse in un primo momento» si limitano ad affermare i legali all’uscita dal carcere di San Giorgio. Per questo motivo è stato sollecitato un nuovo incontro tra Donatini e il magistrato. Fondamentale per capire se la paura dell’operaio di perdere il lavoro, di essere licenziato era soltanto un parto della sua mente giustificato esclusivamente dalla presenza di una telecamere nel locale dove svolgeva le sue mansioni o se quell’autentica ossessione era derivata da quanto riferito, magari semplicemente per scherzo, dai colleghi.
Nessuna istanza. Donatini continua a ricevere le visite della moglie e dei parenti. Nessuna istanza di arresti domiciliari è stata presentata dalla difesa. Segno evidente i tempi non sono ancora maturi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
