Il Tirreno

Lucca

Fallisce una delle aziende delle centrali a biomasse

di Luca Cinotti
Fallisce una delle aziende delle centrali a biomasse

S. Pietro a Vico, bancarotta per la Dispensa. L’altra società proseguirà l’attività

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LUCCA. Nubi si addensano sul contestatissimo progetto delle due centrali a biomasse in via della Canovetta a San Pietro a Vico. La società Dispensa gourmet, che ha costruito una dei due impianti è stata infatti dichiarata fallita con una sentenza del tribunale depositata il 20 maggio scorso.

A presentare istanza di fallimento è stata la Edile Artigiana di Casciana (Pisa) per un credito di 8.256 euro poi ridotto a poco meno di 7.000. Ma al di là degli aspetti tecnici, rimane il fatto che è “saltata” una delle due aziende protagoniste ormai da anni di un progetto che molti residenti non hanno mai visto di buon occhio, che è stato messo sotto controllo dall’Arpat e che - soprattutto - è ancora in parte sub judice da parte della giustizia amministrativa. Una serie di concause che non ha mai fatto lavorare a regime l’impianto, né gli ha permesso un introito in grado di compensare l’investimento. A complicare il tutto la questione degli incentivi del Gse, prima riconosciuti e poi sospesi per la mancanza dell’impianto di cogenerazione. Vicenda che sarà dibattuta il prossimo novembre al Consiglio di Stato e che, comunque, ha costituito un freno all’attività imprenditoriale.

Se non è stato possibile contattare l’amministratore unico di Dispensa, Luciano Nieri (che risulta essere fuori Italia), accetta di parlare l’ingegner Giuseppe Fabbri, amministratore delegato della società “gemella” di Dispensa, la Romea import-export, che gestisce l’altro impianto e che non è minimamente implicata nella procedura fallimentare.

«Il nostro orizzonte - spiega l’ingegner Fabbri - è quello della continuità dell’attività. Per questo presenteremo un nuovo piano industriale, perché le condizioni di contesto sono variate. E valuteremo la possibilità dell’ingresso di ulteriori partner».

Sotto l’etichetta “condizioni di contesto” ricade senz’altro l’attesa della decisione dei giudici, che dovrà stabilire se riconoscere o no gli incentivi: «La differenza è di qualche milione di euro - spiega Fabbri - e quindi è molto importante per la sostenibilità economica dell’impresa».

Ma c’è dell’altro. A fine dello scorso anno Romea ha acquisito la società “Alga Energy”. Si tratta della start-up del fondo Toscana innovazione che doveva fornire alle centrali l’olio da bruciare, ricavato dalle alghe. Il fondo ha deciso, di fatto, di “liberarsi” della società perché il progetto - si legge in un verbale del cda - «nono consente di raggiungere dei costi di produzione interni sufficientemente competitivi» e, quindi, non garantisce equilibrio economico. Romea si è detta disponibile ad acquistare le quote di “Alga Energy” per un controvalore di 2.200.000 euro.

«Un impegno economico importante - commenta Fabbri -, che testimonia della nostra volontà di proseguire nell’attività».

Intanto, aspettando la decisione dei giudici, l’attività nelle centrali è interrotta dallo scorso anno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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