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Bortoli: Gesam deve rientrare nella legalità

di Luca Cinotti
Bortoli: Gesam deve rientrare nella legalità

L’ad della Holding risponde agli attacchi: «Altrimenti sono pronto a lasciare»

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LUCCA. «Il riordino della galassia Gesam è necessario se si vuole rientrare in una situazione di legittimità». Dopo giorni di attacchi e di annunci di esposti in procura (dal senatore Altero Matteoli all’ex presidente Claudio Riccardi), l’amministratore unico di Lucca Holding Andrea Bortoli, deus ex machina della riorganizzazione delle partecipate del Comune, decide di rompere il silenzio su quella che è probabilmente l’operazione più complessa da realizzare durante il mandato del sindaco Alessandro Tambellini. Gesam, infatti, è una società che produce utili, crea e dà lavoro alle aziende del territorio, oltre a svolgere un servizio essenziale per la collettività. E incidere in profondità sul suo assetto tocca più di un nervo scoperto. Bortoli, però, ribadisce di voler portare in fondo il suo progetto. Di più, lega la sua permanenza a capo della Holding proprio all’esito dell’intera operazione.

Partiamo proprio dall’interrogazione presentata dal senatore Matteoli a tre ministeri (giustizia, interni e sviluppo economico) che potrebbe preludere anche a un esposto in Procura per valutare se la scissione Gesam favorisca il socio privato (Toscana Energia) a scapito dei cittadini. Cosa ne pensa, si sente tranquillo?

«Ho letto queste cose con grande stupore, ma rispetto le idee del senatore Matteoli che da oltre trent’anni siede in Parlamento e ha pure qualche esperienza diretta con le indagini penali. Ma non vorrei che, arrivato a questo punto, si comportasse come Mick, l’anziano coprotagonista dell’ultimo film di Sorrentino, Youth (“Giovinezza”) che, da consumato regista, si ostina a voler scrivere a tutti i costi l’ultima sceneggiatura prima di ritirarsi in pensione, senza accorgersi che il mondo intorno a lui è cambiato».

Cosa intende dire?

«Se davvero un ministro o un pm si studiasse le carte di Gesam, probabilmente capirebbe che il senatore non pone altro che una questione di prevenzione della corruzione, a seguito della “legge Severino”. Se qualcuno sospettasse che ho deviato a fini privati il riordino di Gesam, per prima cosa dovrebbe segnalarlo all’Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone. Perché Matteoli non vi si è rivolto? Forse perché l’Autorità è intervenuta per segnalare, proprio nel caso di Gesam, situazioni non confromi alle norme sugli affidamenti pubblici? Si sa che l’Autorità sollecita da tempo un riordino da Gesam secondo principi di evidenza pubblica, proprio quel riordino che per qualcuno “non s’ha da fare, né domani, né mai...”».

Intende dire che sull’operazione subite resistenze?

«Dico che ci sono resistenze diffuse. A ondate arrivano richieste di ripensamento, quando non giudizi di diffidenza sulla regolarità dell’operazione».

L’Autorità anticorruzione contesta l’affidamento diretto a Gesam di servizi come l’illuminazione pubblica e il riscaldamento degli immobili comunali: il problema è che la società non è interamente pubblica, ma ha all’interno un privato. Non c’è altra maniera per risolvere la questione?

«La scissione di Gesam in due tronconi non è indispensabile ma è l’unica alternativa allo scenario di dismissione, da parte del Comune, di partecipazioni azionarie come quella in Gesam Energia, non più consentite dalle norme. Oggi la finanza del Comune non permette di investire un euro in acquisto di azioni: quindi da una parte il Comune è pressato dall’Anac per dismettere le partecipate e mettere a gara cimiteri, illuminazione e impianti termici; dall’altra, se volesse mantenere la gestione diretta dovrebbe acquistare tutte le azioni riferibili ai rami di azienda che eseguono questi servizi, liquidando Toscana Energia. Ma per questo, come detto, non ha i soldi».

Quindi avete pensato alla cosiddetta “scissione asimmetrica”. Come funzionerebbe?

«Toscana Energia, socio al 40% in Gesam, è disponibile a uscire da tutti i rami aziendali ad esclusione di quello che cura la rete del gas. Senza sborsare soldi, scambieremmo il 40% di Toscana Energia in Gesam con il 49% nella nuova Gesam Reti, società che gestirà le reti durante il periodo transitorio che durerà fino alla gara d’ambito per l’affidamento del servizio di distribuzione. Gara alla quale Gesam Reti potrà partecipare solo se si “libera” degli affidamenti illegittimi».

Lei dice che qualcuno vuole mantenere lo status quo. Ma come fa, in presenza di una delibera dell’anticorruzione?

«Quella delibera fu presa dall’allora Avcp, autorità di vigilanza sui contratti pubblici. E non ha un valore sanzionatorio, almeno fino a quando qualcuno la porta in tribunale».

Gesam Energia ha in vigore il contestatissimo contratto Sinergo con il Comune: validità fino al 2014, 5.400.000 euro di corrispettivo all’anno, in buona parte per investimenti. L’amministrazione vuole cambiare le condizioni, lei ritiene sia possibile?

«Certo. Con l’uscita del privato il Comune potrà rinegoziare il contratto, in termini più favorevoli».

Ma la vostra operazione non favorisce Toscana Energia, proprio in prospettiva della gara?

«Innanzitutto abbiamo due pareri legali che ci rassicurano. Poi non mi pare che favoriamo Toscana Energia: anche dopo la scissione, il 51% di Gesam reti resterebbe saldamente in mano al Comune. Fermo restando che la maggioranza di voto in una società di capitali va saputa utilizzare...».

Cosa intende dire?

«Voglio dire che in Lucca Holding ho trovato diverse situazioni aziendali in cui il Comune si accontentava di mantenere un controllo nominale in società in cui disponeva della maggioranza di capitale, ma da bilanci e contratti si notava che il controllo effettivo della gestione era mantenuto in mano dei soci privati. Durante il mio mandato ho cercato di portare dovunque le condizioni perché direzione e coordinamento delle società in cui il Comune ha investito ingenti capitali, restino sempre in mano all’ente pubblico. Per questo, quando leggo che le operazioni che propongo potrebbero essere preordinate a favorire gli interessi di imprenditori privati mi viene da dire: da che pulpito!».

Il suo mandato triennale a capo di Lucca Holding sta per terminare, con l’approvazione del prossimo bilancio. Si dà però per scontata una sua riconferma. Rimarrà o no?

«Sono stati tre anni di esperienza intensa e per me sicuramente positiva, anche per il rispetto e la discrezione istituzionale che ho sempre trovato da parte della maggioranza e delle opposizioni, consapevoli della necessità che la Holding dovesse soprattutto operare per riportare tutte le società partecipate al servizio degli indirizzi espressi dal consiglio comunale. Ma se il gran clamore sollevato intorno al caso Gesam fosse ora rappresentativo di una diffusa esigenza di subordinare le ragioni del riordino all’interesse del mantenimento dello status quo, è evidente che alla guida della Holding servirebbe una figura con caratteristiche professionali assai diverse dalle mie».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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