La protesta
Poche presenze al presidio contro la “buona scuola”
Ma insegnanti e non docenti annunciano un’alta adesione al blocco degli scrutini stabilito per l’11 e 12 giugno
LUCCA. Di insegnanti, segretarie e tecnici non ce n'erano molti ieri in piazza Guidiccioni al presidio contro la “buona scuola” di Matteo Renzi. Nonostante che a protestare fossero tutti i sindacati dell'istruzione, dalla Cgil alla Cisl, passando per Gilda, Snals e Cobas. Però, ribadiscono i presenti, nella scuola sono tutti, o quasi, contrari al contenuto del disegno di legge del governo e il banco di prova sarà l'11 e il 12 giugno con il blocco degli scrutini lanciato dai Cobas e, a quanto pare, sostenuto anche da Cgil e Gilda. Un sentimento che non stupisce, se si pensa che lo scorso 5 maggio lo sciopero generale ha avuto un'adesione ufficiale del 65 per cento, con punte dell'83 per cento e alcuni istituti chiusi perché i professori avevano incrociato le braccia in blocco.
«Pochi ma buoni direbbe qualcuno – spiega una maestra – E' vero, non siamo tanti e questo dispiace e stupisce un po'. Quando si tratta di scioperare si muovono le masse e i risultati si vedono: a scuola mia, per esempio, l'adesione allo sciopero è stata totale. Quando si tratta di scendere a manifestare, invece, si fa più fatica. Stiamo però preparando il terreno per il blocco degli scrutini: nelle classi c'è tanta disapprovazione per la riforma di Renzi».
«Altro che disapprovazione – incalza un'altra insegnante – Bisogna piuttosto parlare di sconcerto. Quello che il governo sta cercando di fare è assurdo, inspiegabile: il super potere ai dirigenti scolastici è pericoloso e inutile, chi fa la scuola di tutti i giorni sono soprattutto gli insegnanti, vanno valorizzati, ascoltati, presi in considerazione. Il collegio dei docenti serve proprio a questo, è garanzia di imparzialità e di rispetto anche nei confronti degli studenti. Questa è una riforma dannosa perché non è frutto di una condivisione con le parti in causa: per me è la peggiore legge che sia stata fatta sulla scuola, pensavo di aver raggiunto l'apice con la Gelmini e il disegno di legge Aprea, ma mi sbagliavo».
Nel mirino, appunto, la “buona scuola”, che affida troppi poteri ai dirigenti scolastici e introduce sistemi di valutazione e di assunzione degli insegnanti definiti inaccettabili per chi lavora nella scuola da anni. Dunque, blocco degli scrutini: per boicottare la riforma, ma anche per chiedere l'assunzione dei tanti – troppi – precari e l'abolizione dei quiz Invalsi (la prova scritta a crocette).
«La nostra volontà è di appoggiare i Cobas nel blocco l'11 e il 12 giugno – spiegano i rappresentanti della Flc-Cgil di Lucca – Oggi (ieri, ndr) a Roma stavano appuntamento discutendo di questo i segretari confederali, sappiamo che la Cisl appare contraria. Il blocco non può riguardare le classi terminali, non possiamo scioperare per più di due giorni e non possiamo rinviare gli scrutini per più di cinque giorni: basta però che una sola persona aderisca al blocco per far saltare la seduta e rinviare la convocazione. Studieremo i calendari scuola per scuola così da organizzarci al meglio». Un altro aspetto che fa discutere è l'obbligo di assunzione a tempo indeterminato dopo i primi 36 mesi di lavoro.
Nadia Davini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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