La manifestazione
Il poeta e Lucca, un rapporto difficile
Ne riconobbe i limiti, ma fu sempre la sua terra. E i lucchesi la sua gente. Un rapporto contraddittorio quello di Giuseppe Ungaretti con Lucca. Non vi era nato né ci visse mai, ma era la città da...
Ne riconobbe i limiti, ma fu sempre la sua terra. E i lucchesi la sua gente. Un rapporto contraddittorio quello di Giuseppe Ungaretti con Lucca. Non vi era nato né ci visse mai, ma era la città da dove erano partiti i genitori in cerca di lavoro - ad Alessandria d’Egitto, dove nacque nel 1888 – e per questo la considerò come sua patria tanto da dedicarle alcune poesie. La più esplicita, dal titolo “Lucca”, fu scelta quattro anni fa come una delle tracce della prova di italiano all’esame di maturità. Fa parte di “L’Allegria”, del 1919, raccolta di componimenti nati dall’esperienza sul fronte della prima guerra mondiale e dai ricordi del poeta. “Lucca” ha origine proprio da uno di questi ricordi: Ungaretti ripensa a quando, da piccolo, era in Egitto e la madre gli parlava dei luoghi da cui era partita, nella campagna di S. Alessio. Pur connotata geograficamente, la lirica affronta un tema “universale” come l’emigrazione. Due, in particolare, i versi che lo fanno emergere: “In queste mura non ci si sta che di passaggio” e “Qui la meta è partire”. Ed in questi versi c’è anche il rapporto contraddittorio di Ungaretti con la città, che percepisce come dura e difficile, una terra d’emigrazione. Ancora più esplicita “Ecco Lucca”, contenuta in “Vita di un uomo” nella quale il poeta descrive la città come calda, crudele e serrata. Celebri, poi, i versi de “I fiumi”, composta nel 1916, durante la guerra sul Carso. Davanti all’Isonzo, Ungaretti ricorda i fiumi della sua vita: il Nilo (dove era nato), la Senna (dove aveva studiato) e il Serchio “al quale hanno attinto/ duemil’anni forse/ di gente mia campagnola/ e mio padre e mia madre”. E non a caso la sequenza data da Ungaretti nei suoi versi pone il fiume lucchese prima degli altri. (p.t.)
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