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TURISMO E PROMOZIONE

Lucca è un “cult”, ma può fare di più

di Marco Innocenti
Lucca è un “cult”, ma può fare di più

Nuovo sopralluogo del guru americano Rick Steves. «Siete una piccola capitale da valorizzare meglio»

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LUCCA. «Lucca, sei bellissima, una piccola capitale, ma per il turismo devi fare di più». Si può riassumere in questi termini la valutazione complessiva che della nostra città dà Rick Steves, il guru americano insegnante-autore-scrittore- conduttore radiofonico e personaggio televisivo il cui giudizio su una città può muovere migliaia di persona. A distanza della precedente visita, tre anni fa, è tornato in questi giorni per un sopralluogo e per rivedere vecchi amici come Gabriele Calabrese, guida turistica e profondo conoscitore di tutti i segreti di Lucca.

Insieme hanno visitato i luoghi più suggestivi e poco, se non del tutto sconosciuti, accanto ai punti di riferimento che sono un “must” per i turistii, come il museo della casa natale di Puccini.

«Steves è rimasto davvero colpito – spiega Calabrese – da quante nuove bellezze e suggestioni lo colgano ogni volta che torna. Abituato alle grandi capitali e alle città d’arte europee, si rende conto che, per quanto piccola, anche Lucca è una capitale. E ha afferrato quanto la città si leghi davvero a Puccini. Ha detto che sente profondamente Lucca come la città del Maestro e la riconosce come caposaldo di vicende che affondano le loro radici nei secoli. Tutti elementi che fanno impazzire gli americani che vengono poi a trovarci. Quello che scrive o spiega in Tv Steves negli Usa è Vangelo, il suo giudizio è importantissimo».

Ed è una valutazione che ha molti aspetti lusinghieri, ma anche qualche riserva.

«Della città – dice ancora Calabrese – Rick apprezza le sue bellezze architettoniche, i suoi luoghi storici, i palazzi che ne raccontano la vita. E’ rimasto colpito, ad esempio, quando gli ho spiegato che il palazzo “Bertolli” in piazza S. Michele è stato quella agenzia che spediva in America gli emigranti lucchesi e poi la sede della ditta del famoso olio che è ancora oggi tra i più conosciuti negli States. Ancora di più ha apprezzato il fatto che il centro storico riesca a mantenere la sua identità, potendo ancora mostrare eccellenze in ogni settore. Nel commercio, ad esempio, le vetrine del Carli, del Tenucci e di altri negozi storici. E dice anche, Steves, che agli americani piace riscontrare il fatto che la presenza di immigrati è contenuta, e che si può andare nei negozi a fare la spesa e parlare con un lucchese autentico, con cui si instaura un rapporto di simpatia, una relazione scomparsa nel modo di fare shopping americano. Altro punto forte, grande attrazione per i turisti americani legati alla Lucchesia per le vicende della Liberazione, sarebbe la mostra del Museo di via Guinigi, che desta sempre stupore e commozione ma che purtroppo raramente è aperta».

Ecco, è su errori come questo che Steves trova negatività, accanto alla carenza di promozione e di coordinamento negli eventi, almeno per quelli di qualità.

«Lucca si sta affermando negli Usa – ha detto salutando – ma voi dovete fare di più e di meglio per valorizzare i tesori di cui disponete».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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