Il Tirreno

Lucca

Il Brasile ricorda Del Prete, Lucca lo ha dimenticato

di Rossella Lucchesi
Il Brasile ricorda Del Prete, Lucca lo ha dimenticato

L’ambasciatore del Paese sudamericano è in arrivo per visitare la casa dell’aviatore in piazza S. Pietro, dove sono custoditi una gran quantita di cimeli e documenti

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LUCCA. L’ambasciatore del Brasile in Italia sarà a Lucca per visitare la casa natale di Carlo Del Prete. Ricardo Neiva Tavares ha infatti confermato alla signora Alessandra, nipote del celebre trasvolatore lucchese, la propria presenza nell’abitazione dello zio in piazza San Pietro Somaldi, dove anch’essa risiede con i familiari. L’invito è arrivato nel corso della cerimonia commemorativa della FEB (Forza di spedizione brasiliana) che si è svolta a Pistoia in aprile per la commemorazione dei settanta anni dalla partecipazione del Brasile alla seconda guerra mondiale, durante la quale il tenente colonnello lucchese Vittorio Lino Biondi è stato insignito di due importanti onorificenze.

E’ un legame stretto quello che, attraverso la figura dell’aviatore, unisce l’Italia al Brasile e in particolare a Rio de Janeiro dove Del Prete morì il 16 agosto 1928, a soli trentun anni, per le conseguenze di un incidente aereo durante un volo interno. Un affetto smisurato quello del popolo brasiliano che ha voluto intitolare strade e piazze all’aviatore lucchese che osò sfidare i cieli internazionali, conquistando il record di durata e distanza con la trasvolata senza scalo da Roma a Rio. Il destino si compì purtroppo qualche settimana dopo, quando il pilota dovette soccombere a un’infezione alla gamba che non gli lasciò scampo. Altri tempi, la penicillina ancora non esisteva.

«Tanto dolore destò questa scomparsa prematura che, in segno di affetto, le mamme di Rio inviarono a mia nonna un prezioso cuore in metallo con intarsi e rifiniture in onice contenente un pugno di terra del Brasile che conservo gelosamente». E’ emozionata Alessandra Del Prete quando ricorda lo zio che non ha mai conosciuto. Lo descrive come un ragazzo semplice, schivo e sensibile, ma dotato di una grande forza interiore e di un amore immenso per la sua Patria e per la sua città. E intanto ricorda che da tempo sta procedendo all’archiviazione di documenti e cimeli, supportata da Antonio Romiti dell’istituto storico e dalla dottoressa Beatrice Romiti, docente in archivistica all’università La Sapienza di Roma. Un lavoro lungo e complicato, vista la quantità dei testimonianze. Ma bisogna far presto perché, quando arriverà l’ambasciatore l’opera di recupero dovrà essere a buon punto.

«Almeno per ciò che riguarda la sostanziosa documentazione relativa ai rapporti col Brasile – precisa Alessandra – di cui ogni giorno scopro qualcosa di nuovo dentro i bauli e gli scatoloni che vado ad aprire». Un enorme scrigno di sorprese il piano alto di casa Del Prete, nelle cui stanze intrise di storia “aleggia” la presenza dello sfortunato aviatore che tanto lustro ha dato alla nostra città. Che forse dovrebbe celebrarlo come merita.Niente di meglio allora che puntare a un percorso museale dedicato che potrebbe diventare una vera risorsa culturale e turistica.Sarebbe questo il terzo museo italiano dell’aeronautica, dopo il Caproni di Trento e quello di Vigna di Valle sul lago di Bracciano. Nella casa di piazza S. Pietro è una grande emozione percorrere le stanze piene di ricordi, mentre la nipote mostra il lavoro finora realizzato ed alcune “chicche” inedite. Si scopre che i Del Prete erano una delle famiglie più in vista di Lucca e che due antenati (Lorenzo, nonno di Alessandra, e prima ancora Demetrio) erano stati sindaci della città. Tra i documenti ritrovati anche la partecipazione di nozze tra Lino Del Prete, fratello di Lorenzo, e la principessa Alice di Borbone. Una famiglia segnata dal dolore per la scomparsa di colui che forse aveva brillato di più. Al suo funerale partecipò tutta Lucca e le corone di fiori si accompagnarono a quelle in ferro battuto con motivi floreali in ceramica che abili artigiani brasiliani avevano realizzato per sostituire i fiori freschi che non sarebbero sopravvissuti al viaggio in nave dal Brasile all’Italia.

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