Il dolore
Blocco degli scrutini indetto dai Cobas per l’11 e 12 giugno
LUCCA. Blocco degli scrutini: per i Cobas si farà. In Toscana lo sciopero, indetto a livello nazionale e proclamato ieri mattina dalla confederazione, si terrà l'11 e il 12 giugno. Nel mirino la...
LUCCA. Blocco degli scrutini: per i Cobas si farà. In Toscana lo sciopero, indetto a livello nazionale e proclamato ieri mattina dalla confederazione, si terrà l'11 e il 12 giugno. Nel mirino la cosiddetta “buona scuola” di Matteo Renzi. Due giorni di sciopero: niente scrutini, dunque, e niente attività lavorative. «La speranza – spiega il responsabile dei Cobas Lucca, Rino Capasso – è che la base della scuola prema i propri sindacati di riferimento affinché anche essi proclamino lo sciopero. Non stiamo facendo niente di illegale, lo sciopero sarà attuato entro limiti precisi previsti: non si possono bloccare gli scrutini delle classi terminali, non si possono posticipare gli scrutini per più di cinque giorni e non si può scioperare per più di due giorni. Per noi queste indicazioni sono sempre state etichettate come liberticide del diritto di sciopero, anche se non possiamo non osservarle».
Quindi anche in questo caso non verrà fatto niente che vada oltre quei termini: «E poi staremo a vedere – continua Capasso – dipende anche dalla risposta che ci sarà. Ci siamo mossi per tempo a livelllo nazionale proprio per diffondere la notizia e organizzarci al meglio. Ciò di cui siamo certi è che quella di Renzi è una cattivissima scuola, fatta di ricatti». Tre le questioni al centro della mobilitazione: il ritiro immediato del disegno di legge, l'attuazione di un decreto stralcio per l'assunzione dei precari e il ritiro dei test Invalsi come metodo per valutare scuole, alunni e professori. «Adesso il dirigente vale per uno all'interno del collegio dei docenti – spiega ancora Capasso – Con il disegno di legge di Renzi il dirigente detta degli indirizzi vincolanti al collegio e i docenti ratificano ciò che il dirigente decide. Se il dirigente potrà scegliere i docenti che possono andare ad insegnare nella propria scuola, se selezionerà lui quelli più bravi a suo giudizio, se sta a lui decidere chi licenziare in tronco dopo un anno di prova e a chi invece rinnovare il contratto dopo i primi tre anni si verrà a creare una situazione di forte ricatto e poca meritocrazia. La filosofia aziendalista è il perno di questa riforma ed è ciò che non possiamo accettare. L'altro punto fondamentale riguarda l'assunzione dei docenti precari, a partire da quelli che hanno più di 36 mesi di servizio, come sentenziato anche dalla Corte di giustizia europea: è un fatto gravissimo il tentativo del premier di subordinare l'assunzione all'accettazione della sua riforma. Infine, i quiz Invalsi: è un metodo che dequalifica le scuole e l'insegnamento, un metodo controproducente di cui si sono resi conto anche gli studenti. Il 23 per cento dei ragazzi delle classi seconde, infatti, non si è presentata a scuola il giorno del test». Una prima manifestazione, intanto, è prevista per martedì quando tutti i sindacati della scuola si ritroveranno per un sit-in di protesta sotto l'Ufficio scolastico provinciale, in piazza Guidiccioni, alle ore 15.
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