Gioco
Crac da oltre un milione di euro arrestati gli amministratori Digital
Ai domiciliari i vertici che sono accusati di bancarotta patrimoniale e documentale La finanza sequestra un appartamento a San Concordio e un Suv. Si cercano altri soldi su conti correnti
LUCCA. Il 3 aprile la ditta individuale «Italia Digital» con sede legale a Salicchi e negozio in via di Tiglio all’Arancio era stata dichiarata fallita dal tribunale. Quarantacinque giorni dopo il crac la procura ha chiesto e ottenuto dal gip Marcella Spada Ricci un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti degli amministratori: i coniugi Daniela Simonetti, 48 anni e Gianfranco Ciampi di 50. Entrambi sono accusati di bancarotta patrimoniale e documentale e si trovano agli arresti domiciliari in abitazioni diverse (lei a San Concordio, lui ad Arezzo) e con il divieto di comunicare. Il caso era stato reso pubblico da «Il Tirreno» e della vicenda si era interessata anche la Rai (un servizio andò in onda nel corso di Uno Mattina con l’intervista a uno degli amministratori del gruppo Fb collante delle vittime del raggiro).
I fatti. Per la Compagnia della guardia di finanza - delegata dai sostituti procuratori Piero Capizzoto e Enrico Corucci - nel periodo che va dal primo novembre al 19 dicembre 2014 la società avrebbe incamerato bonifici dei clienti per una somma superiore ai 760mila euro. E, stando all’accusa, gli ordinativi ricevuti si aggiravano sul milione e 200mila euro. Denaro versato da ignari clienti on line, oltre 800 da ogni regione d’Italia, per l’acquisto di materiale informatico mai spedito.
Dagli accertamenti della Procura è stato appurato che i conti aziendali sono stati prosciugati e la coppia ha comprato, attraverso un preliminare d’acquisto con somma interamente versata, un appartamento a San Concordio del valore di 210mila euro. Adesso l’immobile è sotto sequestro assieme a un Suv Nissan del valore di 20mila euro. E sono in corso accertamenti su altri conti correnti riconducibili ai coniugi.
Il piano. Per gli investigatori non ci sono dubbi: la truffa on line era stata studiata nei minimi dettagli e messa in pratica nel periodo natalizio quando i consumi crescono e ci sono maggiori possibilità di acquistare computer, stampanti, notebook e televisori.
L’indagine quindi si muove su due piani: quello delle truffe e quello, più importante, legato alla bancarotta. Dalla contabilità sequestrata dai finanzieri diretti dal capitano Antonio Manselli, largamente approssimativa e che non dava conto di una serie di operazioni, i magistrati hanno subito intuito che la gestione in uscita del patrimonio sociale era volta a distrarre i soldi incamerati attraverso i bonifici dei clienti che hanno acquistato on line dalla ditta Italia Digital.
Vendite on line. La commercializzazione del materiale informatico avveniva su 7 siti web. Improvvisamente, nei primi giorni di dicembre 2014, la ditta lucchese ha cessato di spedire la merce «scusandosi» con una mail preimpostata nella quale, senza troppi giri di parole, si faceva riferimento alla crisi economica che aveva travolto l’azienda e non consentiva di fornire il materiale ordinato e neanche di rimborsare i pagamenti tanto che la ditta avrebbe chiuso i battenti chiedendo il concordato e invitava i clienti se lo ritenevano a fare le denunce del caso.
In Italia per il reato di truffa, a meno che non si venga colti in flagranza di reato, non si finisce in carcere perché la legge non consente di procedere all’arresto.
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