Il dolore
“Da Vinci”, piccoli cuochi crescono
In Tv per GialloZafferano i ragazzi della media di San Concordio che hanno creato un vero e proprio laboratorio-cucina
LUCCA. Corre Marco, saltella da una parte all'altra della stanza, non sta nella pelle. Quando vede la sua insegnante sorprende tutti con un sorriso avvolgente e subito la raggiunge per ricoprirla di baci e di domande. È felice. È appena tornato a scuola dopo una lunga influenza, che l'ha tenuto lontano dal laboratorio di cucina della media “Leonardo Da Vinci” di San Concordio, il suo laboratorio preferito, per ben due settimane. Giusto in tempo per prendere parte al sogno che finalmente si avvera e che è talmente grande da non sembrare reale. Marco, i suoi professori e gli altri ragazzi del laboratorio sono in viaggio per Milano, per far conoscere al tempio 2.0 della cucina fai-da-te la loro avventura di pentole, amicizia e studio. Sì, proprio lì, nella sede di GialloZafferano, ospiti della fondatrice Sonia Peronaci, che oggi accoglierà questi piccoli chef speciali e registrerà insieme a loro una delle puntate di “In cucina con GialloZafferano”, la seguitissima trasmissione di FoxLife su Sky. Sogni, appunto. Proprio come lo è il laboratorio della “Da Vinci”, pensato 14 anni fa e oggi diventato fiore all'occhiello per l'inserimento dei disabili, grazie anche al contributo da 40mila euro che la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca ha dato alla scuola e con il quale il Comune (su spinta forte dell'assessore Serena Mammini) è riuscito a realizzare una cucina professionale a tutti gli effetti. Luogo libero da pregiudizi e barriere, pieno di quella bella umanità che fa funzionare le idee e alimenta le ambizioni. Come quelle di Marco, che è un ragazzino down di seconda media, e di tutti gli altri studenti disabili della scuola che animano il laboratorio, accompagnati, a rotazione, dai tutor, cioè i compagni di classe, che per una volta a settimana si prendono cura di loro e li aiutano nella preparazione dei piatti, nell'individuazione delle ricette, nella scelta dei prodotti e nell'assistenza più semplice e basilare.
«Questo credo sia uno degli aspetti più belli del laboratorio di cucina – racconta orgogliosa Maria Letizia Pasquinelli, insegnante di sostegno della “Da Vinci” e ideatrice del progetto –. Da sempre questo è un posto dove i disabili condividono gli spazi con i loro compagni. Ti accorgi col tempo che il modo di rapportarsi cambia, che tanti preconcetti, tante paure cadono una ad una, si prendono in esame le difficoltà e si mettono a confronto, si superano vivendole. Ragazzi disabili e ragazzi normodotati diventano più grandi, più responsabili, le classi sono più ricche, più vere». La condivisione è tutto: dalla gestione dello spazio cucina, alla distribuzione dei ruoli, che riguardano qualsiasi ambito del laboratorio. Così c'è l'esperto delle pulizie, che consegna la lavastoviglie e i banchi di lavoro splendenti come nuovi; la ragazzina dalle mani magiche, che riesce a stendere la pasta con armonia, sottile ma non troppo, senza grumi. E ancora: c'è chi sta dietro ai fornelli, chi conosce a memoria i reparti del supermercato e chi ogni volta affronta le ricette come una sfida, appoggiandosi all'occorrenza agli amici, che arrivano là dove ancora non si riesce ad arrivare. Attraverso la cucina è un po' come stare in classe, solo che al posto dei libri ci sono le ricette, che danno corpo alla geografia e alla storia, alle tradizioni culinarie del nostro paese e alla lingua straniera, perché quando un piatto non è italiano lo si studia in inglese. Poi c'è l'informatica, visto che a breve i ragazzi metteranno online il blog del laboratorio di cucina, che altro nome non poteva avere se non “Presi per la gola”. Per non parlare della matematica, che diventa gioco mimato al rientro dall'Esselunga, quando è il momento di costruire problemi sullo scontrino appena emesso. La spesa è autofinanziata, grazie ai prodotti venduti ai genitori e agli insegnanti, come per il ricevimento generale di Pasqua, quando sono stati realizzati ben 118 pacchetti di biscotti, per un totale di tre giorni di lavoro e una serie infinita di chili di burro, farina, zucchero e cioccolato impiegati nella preparazione. «La preside, Luisa Arcicasa, è la nostra prima sostenitrice e questo ci permette di lavorare in armonia – conclude Pasquinelli – L'ideale sarebbe riuscire a realizzare il laboratorio due volte alla settimana, per soddisfare la domanda che è in crescita. Però mancano i fondi». Non ci sono solo gli studenti disabili: nel laboratorio lavorano anche i ragazzi in difficoltà, a rischio dispersione scolastica, con situazioni famigliari complicate. «Costruiamo sentimenti indelebili – conclude Raffaele Esposito, operatore Anffas - Qua tutti si sentono riconosciuti, forse perché abbiamo la capacità di vederli, fidandoci di ognuno di loro».
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