Il Tirreno

Lucca

Crac Cdm, gli amministratori devono restituire sette milioni

di Luca Cinotti
Crac Cdm, gli amministratori devono restituire sette milioni

Maxirisarcimento deciso dai giudici nei confronti della cartiera della Madonnina di Villa Basilica I vertici, con le loro decisioni, hanno contribuito a portare la società al concordato preventivo

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VILLA BASILICA. È arrivato a sentenza un altro rivolo della vicenda del crac della cartiera della Madonnina e del gruppo Cdm Paper. E i numeri colpiscono: gli ex amministratori della cartiera con sede a Villa Basilica sono stati condannati dal tribunale civile di Lucca (presidente Giulio Giuntoli, giudici Michele Fornaciari e Carmine Capozzi) a risarcire con poco più di 7 milioni di euro la curatela della società, ora in liquidazione e in concordato preventivo.

A dover pagare - ovviamente quando la sentenza passerà in giudicato - saranno, in solido fra loro, Antonio Pieri, Maurizio Pieri, Mauro Pieri, Piero Pieri e Giocondo Nardi. Per una cifra più bassa (5.284.464 euro) dovranno pagare anche Carmelo Costanzo e Fabio Garini, che furono amministratori della società per un periodo più breve.

Decisivo, per la decisione presa dai giudici, è stata una consulenza tecnica che ha risposto ai quesiti nati dopo le richieste della curatela.

In sostanza, due sono gli addebiti mossi (e confermati dalla Ctu) nei confronti degli amministratori della cartiera di Villa Basilica.

In primo luogo gli amministratori decisero di proseguire con l’attività della società nonostante questa avesse visto il suo capitale sociale già ridotto sotto il minimo legale a fine 2008 (con un meno tre milioni di euro). Invece di mettere in liquidazione o ricapitalizzare la cartiera, gli amministratori proseguirono l’attività causando ulteriori perdite. Per di più, nel 2010, ci fu anche una falsificazione del bilancio proprio per mascherare la perdita del capitale sociale a fine del 2008.

Il secondo addebito agli amministratori riguarda i rapporti della cartiera della Madonnina con la Cdm Paper Group, altra azienda del gruppo che, all’epoca, impiegava 200 persone negli stabilimenti di Villa, Castellare di Pescia, Lunata e Cuneo. La cartiera, infatti, ha fornito per anni il 70% della sua produzione di bobine Tissue alla Cdm, per un valore “scontato” del 30%. Questo è andato avanti - senza peraltro alcuna formalizzazione - fino al 2009, nonostante il fatto che gli amministratori della Madonnini (che in gran parte erano anche amministratori di Cdm) sapessero bene che questa seconda azienda era ormai decotta e, quindi, non sarebbe stata in grado di pagare le fatture emessa dalla “consorella”. Per di più proprio su Cdm pendevano innumerevoli decreti ingiuntivi da parte di terzi estranei al giudizio.

Proprio questo secondo addebito è andato a costituire il grosso del risarcimento, visto che la perdita stimata è stata di poco superiore ai 5 milioni. Che, sommati ai circa due milioni di altre perdite dovute alla scelta di proseguire con l’attività, porta per l’appunto al maxi risarcimento di 7 milioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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