Attenzione
Reagisce alla rapina e lo mette in fuga
Dipendente del tribunale aggredita si frattura il malleolo, ma morde il malvivente e lo colpisce facendolo fuggire
LUCCA. Per difendere la borsetta contenente soldi, telefonino, documenti, le chiavi di casa e del tribunale dove lavora da oltre 25 anni resiste al rapinatore che la scaraventa a terra assieme alla sua bicicletta tanto da procurarle la frattura del malleolo del piede sinistro. La cinquantenne impiegata da terra non esita a reagire al malvivente: prima mordendolo a una mano e poi, quando lui le molla una sberla in pieno volto facendole sanguinare il labbro inferiore, afferrandolo per il cavallo dei pantaloni tanto da costringerlo a mollare il bauletto e a fuggire a gambe levate attraverso i campi. Un’episodio è avvenuto alcuni giorni fa verso le 17,30 - e quindi in pieno giorno - davanti agli occhi atterriti di una ragazza che stava facendo footing e in una zona affollata come quella che conduce all’Acquacalda.
Una tentata rapina denunciata ai carabinieri della stazione di Borgo Giannotti che stanno cercando, attraverso l’identikit dell’impiegata, di arrivare all’autore del reato. Si tratta di un nordafricano di un’età apparente di 25-30, occhi scuri, che aveva indosso una felpa e che, probabilmente mezz’ora prima dell’aggressione, era andato alla Caritas per prendere alcuni capi di abbigliamento poi recuperati dagli inquirenti in un sacchetto nero. Con questi pochi elementi i militari cercheranno di dare un volto e un nome all’autore del reato. Una cosa è certa: gli abitanti della zona che va da via di Salicchi, a via Lucio Papa III a via delle Ville sino ad arrivare all’Acquacalda non sono tranquilli.
Il racconto. All’impiegata hanno applicato un tutore al malleolo sinistro che dovrà tenere per 25 giorni, la prognosi stilata dal pronto soccorso dove è stata accompagnata dal marito: «Ho agito d’istinto per difendermi dall’aggressione vigliacca - racconta la dipendente del tribunale che adesso cammina con le stampelle -. A mente fredda non lo rifarei. Al di là della frattura e delle contusioni alle spalle e alle braccia, se l’aggressore fosse stato armato avrebbe potuto infierire contro di me».
Ciò che colpisce la dipendente statale è che il malvivente ha agito in una zona abitata e in pieno giorno: «Sono uscita alle 17,20 dal tribunale e in bici sono uscita da Porta S. Jacopo per dirigermi verso casa. Il bauletto dove tengo denaro, documenti, iPhone e le chiavi del tribunale l’avevo sistemato come faccio sempre al manubrio della bicicletta. Con la tracolla arrotolata proprio per evitare che qualcuno potesse sfilarla. Oltretutto quel giorno avevo in borsa una maggiore liquidità perché dovevo fare dei pagamenti. Pedalando ho incrociato una mamma che stava spingendo il passeggino con dentro il suo bimbo di pochi anni e qualche metro dopo una ragazza che stava facendo footing.
Attimi di terrore. All’improvviso davanti all’impiegata ecco il nordafricano con un sacco pieno di felpe e altri capi di abbigliamento: «Ero vicina al negozio Corredi e al fotografo Pellegrini e appena ho affiancato quell’immigrato che stava camminando nella direzione opposta alla mia ho notato un ghigno feroce nell’espressione del suo volto che mi ha fatto trasalire. È stato un attimo. Il nordafricano ha gettato via il sacco che aveva in mano e si è avventato sulla mia borsa legata al manubrio. Ho perso l’equilibrio e sono andata giù con la bicicletta che mi è venuta addosso. Da terra ho visto che ha agguantato il manico del bauletto per strapparlo via con forza dal manubrio tanto che mi ha trascinato per un alcuni metri. Quando ho visto una delle sue mani grandi sopra la borsa istintivamente gli ho sferrato un morso lasciando l’impronta dei miei denti. Ha urlato e mi ha colpito con uno schiaffo in faccia facendomi sanguinare le labbra. Ma non ha desistito dal suo intento e ha cercato nuovamente di afferrare la borsa. C’era riuscito, ma io da terra, nonostante il sangue che colava in bocca, sono riuscita a dargli una botta all’altezza del cavallo dei pantaloni. A quel punto ha lasciato il bauletto ed è scappato attraverso i campi togliendosi la felpa che aveva indosso».
I soccorsi. Alla scena ha assistito una giovane della zona che con il cellulare ha avvertito il 113 e un’ambulanza:
«La ringrazio ancora: è stata la prima a soccorrermi, aiutandomi a rialzarmi e mi ha invitato a casa sua in attesa dell’arrivo dell’ambulanza. Io però ho desistito chiedendo di avvertire mio marito che è venuto a prendermi e mi ha portato al pronto soccorso.
«Un’esperienza traumatica che non auguro al peggior nemico. Di notte ho gli incubi. Servono maggiori controlli con pattuglie e i vigili sul territorio e non dentro gli uffici».
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