Il Tirreno

Lucca

il commento

Devono aprirsi enti e fondazioni sostenuti da soldi pubblici

di MARCO INNOCENTI

MARCO INNOCENTI. Mezzo pieno o mezzo vuoto il bicchiere che contiene il prodotto dei tentativi di promozione turistica del nostro territorio? Come si legge anche nei servizi di questa e delle pagine...

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MARCO INNOCENTI. Mezzo pieno o mezzo vuoto il bicchiere che contiene il prodotto dei tentativi di promozione turistica del nostro territorio? Come si legge anche nei servizi di questa e delle pagine seguenti, a occasioni perdute (come una maggiore presenza e visibilità all’Expo) si contrappongono iniziative che cominciano a prendere corpo, come la segnaletica che indica i luoghi di Puccini almeno in città. O, nell’ambito delle iniziative dei privati, la scelta della Confcommercio di attivare nel giardino del bel Palazzo Sani una sorta di piccola “Versiliana” che accompagnerà il mese del Summer Festival, a luglio.

Altri segnali, non confortanti, si rilevano invece nel rapporto tra il mondo delle amministrazioni locali e gli organizzatori di eventi. A Lucca Mimmo D’Alessandro, il promoter del Summer, non si fa scrupoli nel dare un sonoro ceffone al Comune che, dice, nemmeno risponde alle sue richieste di confronto, e chiude una volta per tutte il discorso della promozione del Festival con banner o altre iniziative in città. Continuerà ad investire centinaia di migliaia di euro in porti e aeroporti, sul web, sulle radio e sugli organi di informazione in genere, nel mondo, ma con Lucca D’Alessandro ha chiuso. Ama la città, ci vive quando non è in giro per lavoro, ma non si sente poi troppo ricambiato dai lucchesi e tanto meno dall’amministrazione comunale (e dalla Soprintendenza). Quindi niente banner e stop anche al Winter Festival. Scelte rancorose, forse, ma di fronte alle quali meglio sarebbe non fare spallucce: la città ha solo da perdere se D’Alessandro alla fine si disaffeziona.

Essendo ormai assodato che la famosa cabina di regia, che dovrebbe occuparsi anche di questo genere di rapporti, resta un’utopia, sarebbero utili scelte che dimostrino la volontà di apertura e di ascolto (che non significa in alcun modo assoggettarsi a disegni e richieste altrui) di quanti hanno da proporre manifestazione qualificanti e strategie di promozione e marketing.

Volontà che - lo ripetiamo - non può non comportare l’individuazione di un assessore alla cultura e al turismo di grande spessore e capacità organizzative e realizzative, né, tanto meno, di professionalità riconosciute nella gestione della politica di promozione.

Ma non è soltanto il Comune a dover e poter cambiare passo. Le incrostazioni, gli orticelli, i privilegi, l’immobilismo si possono trovare in tanti soggetti che si occupano di cultura, organizzazione di eventi, convegni e mostre, promozione in senso lato, a Lucca come nella Piana e nella Valle. Al centro delle critiche è stata per anni la Fondazione Puccini, che dà oggi segnali di nuovo dinamismo. Ma altri sono i soggetti che - oltretutto sostenuti da danari pubblici (perché tali si possono considerare anche quelli della Fondazione Cassa di Risparmio e dalla Fondazione Banca del Monte) - potrebbero e dovrebbero fare assai di più per aprirsi ad una maggiore frequentazione e per offrire iniziative di richiamo con maggiore frequenza. E possibilmente secondo una calendarizzazione coordinata.

Non possono esserci soltanto le due Fondazioni bancarie ad assicurare manifestazioni di alto livello da aggiungere al programma tradizionale. Anche gli enti culturali sostenuti dai loro contributi dovrebbero cambiare passo. Ci sono eccellenze assolute, sotto il profilo culturale, che forse qualcuno tende a conservare gelosamente come regno personale per i propri studi e i propri rapporti. Ci può essere chi, alla guida di questi enti, non ama l’idea di aprirne e allargarne la frequentazione, stentando a capire che sono beni della collettività, non gioielli personali da tenere in cassaforte per mostrarli di tanto in tanto nelle grandi occasioni e solo ad amici selezionati. Ci sono insomma tanti tesori di cui Lucca può vivere e sono di tutti. Azzardato sperare che si cominci a ragionare anche di questi aspetti?

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