Sicurezza
Nella Valle profughi già utili alla collettività
Non c’è stato bisogno dell’invito di Álfano: a Fabbriche di Vallico, Gallicano e Bagni di Lucca i richiedenti asilo sono attivi da tempo
VALLE DEL SERCHIO. C'è chi la chiama già, quasi stupendosi, la "Valle dell'integrazione". Eppure, come sempre, ci si accorge di certe belle realtà solo quando gli ordini vengono impartiti dall'alto. Perché, a Fabbriche di Vallico e Gallicano non c'è stato bisogno di accogliere gli inviti del ministro Angelino Alfano, e far in modo che i tanti profughi accolti da queste parti si rendano utili alla collettività. No, perché qui è così da anni, e tutto grazie ad una sapiente gestione degli Enti Locali, e la disponibilità degli "indigeni" assieme agli ospiti giunti da ogni parte dell'Africa. I rifugiati lavorano e si rendono utili, senza percepire compensi, se non la diaria che viene gestita dalle associazioni che si occupano dell'accoglienza. A far da apripista e tessere la tela della diplomazia, è stata l'associazione Partecipazione e Sviluppo, che da anni si adopera per organizzare progetti di accoglienza e soprattutto inclusione sociale di rifugiati politici. Certo, obiettivamente, in qualche circostanza specifica resistono sacche di diffidenza strisciante, ma la strada è tracciata.
E gli amministratori si fanno sentire. Come ha fatto Michele Giannini, sindaco di Fabbriche di Vergemoli, piccolo comune nato dalla fusione dei due ex più piccoli comuni della Toscana. Novecento anime in tutto, ma nel capoluogo Fabbriche di Vallico, i profughi sono venti su duecento abitanti, e il primo cittadino ha scritto ad Alfano, presentandogli progetti, cifre e risultati raggiunti senza sollecitazioni romane: «L’arrivo dei rifugiati, com’è normale ha suscitato reazioni differenziate dettate per lo più dall’atavica paura del diverso aggravate dalla difficile contingenza economica. Di fronte a questa realtà non ci siamo arresi ma bensì abbiamo spiegato, a chi ha voluto ascoltare, che l’essere parte di una Nazione non vuol dire solo ricevere aiuto quando la nostra Comunità ne ha bisogno ma anche essere pronti ad aiutare il nostro Paese in caso di bisogno. Successivamente abbiamo stimolato le strutture ospitanti ad insegnare ai rifugiati ciò che è alla base della civile convivenza, la buona educazione, ed un principio al quale non intendiamo prescindere: l’assoluto rispetto delle regole e delle leggi della nostra Comunità». E quest'azione ha prodotto dei risultati: gli ospiti hanno svolto (e svolgono tuttora) servizi di manutenzioni stradale e di pulizia neve nei centri abitati, di tenersi impegnati, ma, nel contempo, come è stato loro precisato, di valutare il loro comportamento e l’effettiva volontà ad integrarsi mettendosi a disposizione della comunità che li ospita. Successivamente, avendo raggiunto una permanenza di 6 mesi sul territorio nazionale e quindi un permesso lavorativo, è stato possibile, attraverso uno specifico finanziamento della Regione Toscana indirizzato all’inserimento lavorativo delle categorie svantaggiate, dopo aver esaurito le necessità degli svantaggiati locali, garantire ad alcuni rifugiati un tirocinio formativo presso il comune stesso con la concessione di un contributo di 500 euro mensili, con i quali adesso possono provvedere a garantirsi le spese. Dietro l’esempio del Comune, anche alcune aziende private hanno cominciato a destare attenzione ad una simile opportunità, e sempre attraverso il finanziamento regionale per le categorie svantaggiate, hanno provveduto ad impiegare nelle loro aziende altri richiedenti asilo.
A pochissimi chilometri di distanza, nella vicina Gallicano, la "rivoluzione culturale" messa in campo dal sindaco David Saisi assieme agli attivisti del gruppo Gallicano C'è, ha permesso di coinvolgere anche i profughi nelle attività sociali dei "Sabatini", un gruppo di cittadini che ogni sabato, ormai da un anno, si riunisce per svolgere (gratuitamente, sia chiaro) lavori di manutenzione in tutte le frazioni. I giovani africani, si sono regolarmente iscritti all'albo dei volontari, e hanno reso i loro servizi alla comunità.
«La loro partecipazione ci rende orgogliosi per il grande lavoro svolto insieme all'associazione "Partecipazione e Sviluppo" per l'integrazione di questi ragazzi - dice il primo cittadino -, e poter lavorare fianco a fianco con loro ci fa capire l'importanza dell'inclusione, dello scambio, della loro volontà di essere grati verso la cittadinanza che li ospita». Restando in zona, poi, anche a Bagni di Lucca, i giovani ospiti hanno reso servigi alla collettività nei giorni della bufera di vento che ha spazzato via mezza Toscana. Anche i richiedenti asilo residenti nella frazione Casoli presso l’azienda agrituristica Il Lago, accolti nell’ambito del progetto d'accoglienza Mare Nostrum, hanno dato una mano nella sistemazione e pulitura della strada che collega la frazione con la statale 12 del Brennero ed Abetone dopo gli ingenti danni provocati dal forte vento, che fra l’altro, ha fatto rimanere il paese, così come molte altre zone senza energia elettrica e linee telefoniche. I richiedenti asilo residenti a Casoli sono di varie varie nazionalità: Mali, Pakistan, Bangladesh, Ghana, Costa d’Avorio. Ma provengono tutti dalle coste libiche dopo viaggi della disperazione coi barconi.
Infine, l'immancabile favola, stavolta però senza il lieto fine. Fousseiny, giovane 23enne del Mali arrivato lo scorso agosto con una bagnarola a Lampedusa è poi ospitato, assieme ad altri connazionali, presso l'agriturismo Borgo Biaia di Camporgiano ha sostenuto un provino col Gruppo Podistico "Parco Alpi Apuane", sognando di entrare nella squadra biancoverde del presidentissimo Graziano Poli. Il gruppo ha accolto a braccia aperte il profugo, aiutandolo nei programmi di allenamento e fornendogli le attrezzature sportive idonee a continuare la sua passione. Alla fine il provino non è andato a buon fine, ma l'esperienza di Fousseiny, come quella dei tanti volontari di Fabbriche di Vallico e Gallicano, resterà nella storia di questa comunità operosa e solidale.
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