Sicurezza
Italia Digital, 600 denunce. Ma è rebus per i rimborsi
Lucca, si allarga la vicenda della merce comprata (e pagata) su Internet e mai arrivata. I creditori sperano di poter contare sui beni sequestrati dalla procura
LUCCA. Qualcuno lo paragona al crac Mendella. Accostamento che può apparire azzardato, visto che là si parlava di una vicenda dai contorni nazionali e qui di un fallimento “di provincia”. Ma i numeri raggiunti dal caso di “Italia Digital”, l’azienda lucchese che vendeva prodotti via Internet senza consegnarli (almeno a gran parte della clientela) sono comunque impressionanti: oltre 600 denunce presentate in tutta Italia e una procedura fallimentare che si annuncia complicata, molto complicata.
Nello studio del dottor Claudio Del Prete, il commercialista di Porcari responsabile della curatela fallimentare, nelle ultime settimane sono arrivate telefonate, mail e fax di richiesta da parte delle vittime delle vendite on-line non andate a buon fine. Ma è ancora presto - spiega il professionista - per sapere in quale misura si riuscirà a soddisfare le richieste dei creditori, che vanno da qualche centinaia di euro a quasi diecimila euro.
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Per prima cosa, infatti, si dovrà individuare il “passivo” dell’azienda, cioè l’ammontare dei crediti vantati dai clienti: l’esame dello stato passivo è previsto per novembre. Poi - ed è il passaggio più delicato - bisognerà capire dove prendere i soldi per soddisfare, almeno in parte, chi ne ha diritto. La Digital Italia era una ditta individuale di Daniela Simonetti, la donna che risulta indagata insieme al compagno Gianfranco Ciampi. Secondo quanto risulta al Tirreno, risultano due immobili intestati a Simonetti. Su uno grava un’ipoteca bancaria ed è dunque immaginabile che verrà incamerato dall’istituto di credito. L’altro, invece, potrebbe finire all’asta e il provente servirebbe per pagare i creditori.
C’è, poi, la questione dei sequestri operati su ordine del sostituto procuratore Giuseppe Amodeo, che coordina le indagini sul caso. Un vero e proprio blitz operato a ridosso di San Silvestro durante il quale sono stati rintracciati e bloccati circa 130.000 euro su cinque conti correnti diversi, sui quali erano stati fatti confluire i versamenti che arrivavano via Internet dagli ignari clienti. Anche un’immobile ha seguito lo stesso destino. Tutto bene, dunque? Non è detto, visto che il passaggio dal sequestro in sede penale alla disponibilità della curatela a favore dei creditori non è automatico. Per questo, prossimamente, ci saranno incontri fra curatore e procura per capire se i beni sotto sequestro possono essere “liberati” e finire così nell’attivo del fallimento.
Tutto questo mentre continuano a rincorrersi, in tutta Italia, le denunce per le presunte truffe subite da parte di Digital Italia e di tutta una serie di altri siti collegati. La vicenda scoppiò a fine anno scorso, quando i tanti che avevano fatto ordini (pensando anche alle vicine feste di Natale) si resero conto che dopo aver regolarmente pagato la merce non arrivava.
Dopo le prime proteste i responsabili dissero che le merci sarebbero partite a breve, ma di tutto quello acquistato si persero le tracce. In compenso, cominciarono a fioccare le denunce, arrivate poi per competenza sui tavoli della procura di Lucca.
Una mole di segnalazione che rende complicato anche il lavoro della curatela: per questo sarebbe auspicabile che i truffati scegliessero un numero ristretto di legali in grado di seguirli e, soprattutto, di tenere i rapporti per posta certificata con i responsabili della procedura fallimentare.
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