Il dolore
La violenza cresce: 49 casi in più
I dati del Codice Rosa. Donne anziane e in gravidanza le vittime più frequenti. Aumenta lo stalking
LUCCA. Più casi e più crudi di maltrattamenti, ai danni in particolare di anziani, di donne in gravidanza e di bambini, anche piccolissimi. Più casi di stalking, soprattutto verso la compagna che sta diventando ex. E gli abusi che non finiscono.
I dati 2014 dell’attività del Codice Rosa dell’azienda sanitaria di Lucca fanno conoscere una realtà dove la violenza è un gene difficile da estirpare. È nascosta anche in contesti insospettabili: seppure si tenti di tenerla sotto silenzio riesce però a venire alla luce.
Succede grazie al servizio nato tre anni fa nell’ambito del pronto soccorso, oggi diventato punto di riferimento di una rete che permea la società locale da diverse prospettive, coinvolge in prima persona le forze dell’ordine, i centri e le associazioni antiviolenza, i medici.
Nel 2014, come mostra la tabella, le vittime di violenza che si sono rivolte al Codice Rosa sono aumentate: 49 casi in più, complessivamente, rispetto all’anno precedente. In particolare è diventata più fitta la frequenza di maltrattamenti, sia di adulti che di bambini, e dei casi di stalking (il numero di quelli trattati dal Codice Rosa è più che raddoppiato fra il 2012 e il 2014).
«I casi che trattiamo - spiega la dottoressa Piera Banti, coordinatore della task force costituita per contrastare le azioni violente - sono aumentati di gravità. Sempre più spesso tra le persone maltrattate troviamo anziani, per la maggioranza donne. Spesso la violenza nasce dal fatto che gli anziani oggi sono diventati una fonte di reddito. Tra i casi di maltrattamento del primo trimestre 2015 dieci hanno a che fare con donne ultrasettantenni. Ci sono altre situazioni in cui la violenza sta esplodendo: succede a danno di donne in gravidanza e da parte degli uomini sulle mogli o compagne quando il loro rapporto sta finendo. Quando la compagna aspetta un figlio l’uomo si sente meno al centro dell’attenzione e la risposta sono le botte, durante l’attesa del figlio e anche dopo la nascita. La fase della separazione è un altro momento molto difficile e la violenza dell’uomo spesso può esplodere in modo importante. Situazioni del genere andrebbero supportate in modo preventivo, per scongiurare che la violenza si manifesti».
In pericolo, spesso e volentieri nei primi mesi di vita, ci sono i bimbi. «Il pianto reiterato, l’esasperazione che genera, possono portare a scuotere il piccolo - dice la dottoressa Banti -. Forse qualcuno non sa che scuotere un bambino così piccolo può causargli danni permanenti. Per questo stiamo cercando di coinvolgere sempre più nella nostra rete anche pediatri di base e medici di famiglia: possono essere le nostre sentinelle fra le famiglie, nelle case».
«Ci siamo resi conto - sottolinea la coordinatrice della task force antiviolenza - che il Codice Rosa da quando è nato ha esercitato una forte azione preventiva. Dal 2009 al 2011 il nostro territorio aveva assistito a oltre dieci femminicidi, da quando il Codice Rosa c’è fortunamente a nessuno».
Un nervo scoperto però c’è, e riguarda la popolazione adolescente. «Le donne oggi si rivolgono con più fiducia a noi - sottolinea Piera Banti -, sia al Codice Rosa che alle associazioni e ai centri antiviolenza. Ma vorrei che anche le più giovani lo facessero. La fascia adolescenziale è assente o quasi dalla nostra utenza».
Ecco spiegato il motivo di tanto impegno profuso negli ultimi anni sul fronte «della formazione a scuola, del lavoro costante che sta svolgendo il consultorio giovani - aggiunge la coordinatrice della task force del Codice Rosa -. Risultano quasi triplicati i casi di violenza tra gli adolescenti: scaturiscono nel campo della differenza di genere ma anche delle relazioni fra giovani coppie. Abbiamo molto più che un sentore che sul territorio esistano molti casi di questo tipo ma che finora non siano stati raccontati».
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