Il Tirreno

Lucca

Rifiuti sempre in viaggio e la bolletta costa di più

di Luca Cinotti
Rifiuti sempre in viaggio e la bolletta costa di più

Lucca: ecco perché il “porta a porta” non ha portato vantaggi ai cittadini

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LUCCA. Negli anni passati tante volte abbiamo sentito frasi come questa: «Con la raccolta differenziata il cittadino potrà risparmiare». La realtà, almeno per il momento è diversa: la versione più avanzata della differenziata, il porta a porta porterà, insieme a un indiscusso beneficio dell’ambiente, a un aumento dei costi per il cittadino. Non solo e non tanto per il maggior numero di operatori necessari per realizzarla, quanto per i costi sostenuti per il trasporto e lo smaltimento. Se a questo si aggiunge il fatto che il ricavo che si ottiene dal riciclo viaggia su quote assai basse, si ha una spiegazione del motivo per cui il calo dei costi per raccogliere l’indifferenziato viene di fatto quasi “annullato” dalle spese per il porta a porta.

I numeri del piano finanziario 2015 di Sistema ambiente sono chiari. Il costo totale (raccolta più smaltimento) della differenziata è salito da 3.101.763 euro del 2014 a 3.603.163 del 2015. Nello stesso arco di tempo la spesa per l’indifferenziata è scesa da 4.560.913 euro a 3.739.240. Il bilancio è quindi positivo per circa 300.000 euro, che vengono però “mangiati” da altre voci, come lo spazzamento e la necessità di realizzare un “fondo rischio crediti” da mezzo milione. E così la Tari, secondo le nuove aliquote approvate dal consiglio comunale, salirà in media del 5,5% per le famiglie lucchesi.

Ma queste sono, in fondo, solo alchimie contabili. Quello che conta - anche e soprattutto per il cittadino che ogni giorno diligentemente separa i suoi rifiuti - è capire perché la differenziata non porti a risparmi sensibili e visibili.

A interpretare i numeri è Roberto Paolini, direttore di Sistema ambiente: «Innanzitutto dobbiamo chiarire che comunque smaltire il rifiuto differenziato conviene rispetto a quello indifferenziato». Quest’ultimo, infatti, prende la strada dell’impianto di Pioppogatto, in Versilia alla non modica cifra di 142 euro a tonnellata: tariffa più alta rispetto a tutti gli altri tipi di rifiuti.

Ma questa considerazione non può bastare. Perché lo smaltimento del differenziato non è comunque a buon mercato. «Prendiamo l’esempio dell’organico - prosegue Paolini -, del quale abbiamo una produzione in aumento. Per trattarlo dobbiamo rivolgerci a cinque operatori (Publiambiente di Empoli, Cermec di Massa, Sistemi biologici di Piteglio, B.P.S. di Lecco, Maserati di Piacenza, ndr) perché non possiamo inviare più di 4-5 carichi alla settimana a uno stesso impianto».

E andare lontano, fuori provincia se non fuori regione, fa innalzare i costi. Che per la frazione dell’organico sono, in media, di 102 euro a tonnellata, il che porta la cifra complessiva prevista per il 2014 a circa 1.400.000 euro, di gran lunga la più alta fra tutti i vari tipi di rifiuto da smaltire.

Anche per il “verde” la situazione non è molto diversa, visto che i destinatari dei camion che partono da Lucca sono ben sette aziende all’interno e al di fuori dei confini regionali. E, soprattutto nei confronti di queste ultime, è assai difficile riuscire a strappare tariffe vantaggiose per lo smaltimento o il trattamento dei nostri rifiuti. Problema strutturale, dunque. E anche di difficile soluzione, come si è visto con la vicenda dell’impianto di compostaggio progettato a Capannori e avversato dai cittadini, al punto da finire su un binario morto.

Intanto mentre i costi di smaltimento rimangono alti, nello stesso tempo gli introiti per la rivendita di alcuni materiali riciclati non riescono certo a equilibrare la situazione e il conto economico.

«Qualcosa - spiega l’ingegner Paolini - riusciamo a recuperare nel settore del multimateriale, abbassando così la tariffa complessiva di smaltimento. Poi c’è la vendita del ferro (cifrata a 200 euro a tonnellata, ndr), che però ovviamente rimane una parte residuale».

A metterci lo zampino, poi, ci ha pensato anche la crisi economica che portando alla chiusura di molte aziende ha anche fatto diminuire la produzione di rifiuti “pregiati” da poter recuperare e vendere. Evidente quello che è successo con la carta: nel 2014, secondo il piano finanziario di Sistema Ambiente, aveva portato oltre 200.000 euro di introiti dopo il trattamento a opera di Valfreddana Recuperi.

Nel 2015 questa cifra si prevede assottigliata a 43.000 euro. Cosicché la “goccia nel mare” si è di fatto prosciugata.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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