La manifestazione
Giù i palazzi delle Poste e dell’Ina
Lucca, l’architetto Portoghesi appoggia l’idea del sindaco. «Se è stato fatto un guasto, è giusto ripararlo»
LUCCA. Abbattere il palazzo dell'ex Ina in via Beccheria e quello delle Poste in via Vallisneri? Per il sindaco si può fare. E Paolo Portoghesi lo appoggia. Alessandro Tambellini la butta lì, quasi al termine dell'incontro organizzato dalla Fondazione Banca del Monte con il progettista romano, teorico del post modernismo in Italia, cioè dell'attenzione costante, nel costruire, alla rielaborazione della memoria storica, attraverso l'unione di elementi contrapposti classico e moderno, interrelati con il luogo. Proprio su questo si è incentrata la conferenza, dal titolo “Genius loci: il rapporto dell'architettura con i luoghi e la protezione del paesaggio”, che ha spinto il primo cittadino a porre una questione finora tabù in città: la distruzione di due edifici che fin dalla nascita sono stati considerati tutto fuorché rispettosi del “genius loci”. Non proprio mostri architettonici, ma quasi. Frutto – fu più volte ribadito - di madornali errori urbanistici e culturali.
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Per costruire l'ex Ina di via Beccheria, interessato recentemente da un crollo che ha fatto grande scalpore, vennero abbattute diverse case medievali: una decisione presa durante il fascismo per “risanare” la zona e attuata anni dopo. Anche per il palazzo delle Poste di via Vallisneri, di piena epoca fascista (1928) e poi con aggiunte più recenti, fu tirata giù l'architettura preesistente: il convento delle Gesuate. «Se è stato fatto un guasto – dice Portoghesi – è giusto ripararlo. Rimettere in discussione è segno di consapevolezza culturale». Anzi per l'architetto romano - che a Lucca ha firmato nel 1959 l'edificio ex Enpas di via Barsanti e Matteucci - lo esige la stessa città, dove si è costruito, a suo parere, nel pressoché rispetto totale del “genius loci”. Da Portoghesi arriva anche un suggerimento di metodo, nel caso il Comune volesse attuare quest'operazione e inventare nuovi spazi al posto dei vecchi edifici. «Se il sindaco chiamasse a disegnarli Libenskind (archistar del decostruttivismo, opposto al post-modernismo, ndr) – afferma- farebbe un errore. Dovrebbe invece affidarsi a un equipe, dal cui confronto far scaturire un risultato comune. E sentire cosa pensa la gente: questo è un tema su cui coinvolgere i cittadini. Credo nella democrazia e nella partecipazione, che non deve essere delega. Un'operazione del genere, a mio giudizio, sarebbe produttiva e più facile a Lucca che altrove». Disposto a sostenere l'idea del sindaco è Alberto Del Carlo, presidente della Fondazione Banca del Monte. «A patto che – dice – nell'edificare il nuovo si pensi a qualcosa che non solo rispetti il passato, ma che dialoghi anche con chi verrà domani». Insomma, la discussione è già aperta. E potrebbe coinvolgere almeno altri due luoghi del centro storico: il quartiere Cittadella e il monastero di S. Chiara, con annessa chiesa, in via della Quarquonia. Del primo - composto da vecchie case - fu decisa la demolizione nel 1957, sempre con l'intento del risanamento: completata solo negli anni Novanta per contenziosi burocratici, non c'è stato costruito più niente e ora c'è il parcheggio. L'abbattimento del convento e della chiesa risale al 1961, quando al loro posto venne realizzata la sede del Genio Civile.
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