Il Tirreno

Lucca

Alla scoperta di Palleggio tra i misteri dell’era celtica

di Emanuela Ambrogi
Alla scoperta di Palleggio tra i misteri dell’era celtica

Preparati dalla Vicaria Val di Lima due percorsi che mostrano i segreti del territorio, tra carbonaie, grotte, aree di raccoglimento e vapori dal terreno

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LUCCA. Davvero pieni di misteri gli insediamenti sui monti della Valle del Serchio. Non ci sono soltanto le spaccature e le grotte di Vico Pancellorum ad attirare l’attenzione di archeologici, esperti e curiosi. Uno scrigno pieno di segreti è anche Palleggio, sopra Bagni di Lucca, che, nel giorno in cui si festeggia la giornata Celtica, torna di prepotenza alla ribalta con i suoi resti che anche a quel periodo rimandano.

Scontato che la Vicaria Val di Lima, guidata dal camerlengo Virgilio Contrucci, dedicasse ai misteri di Palleggio un altro dei suoi itinerari guidati che propone ai sempre più numerosi visitatori.

Ad aiutare Contrucci nella scelta del percorso sono stati due residenti, Adolfo Del Carlo e Gabriello Camoglio.

Il suggestivo ed emozionate viaggio nel mistero inizia da un vecchio sentiero che parte dalla rotabile per San Cassiano, proprio di fronte alla casa che ha ospitato Gemma Galgani che lì ha prestato servizio come domestica. Il sentiero pre-romanico porta alla località La Torricella e per compiere l'intero tragitto occorrono circa 45/50 minuti.

Ma ne vale la pena. Prima di giungere alla località Porta a castello già si notano spazi adibiti a carbonaie: «Doveva trattarsi di una zona presumibilmente adibita a luogo di preghiera, di raccoglimento forse nell'era celtica, escludendo quella medioevale – dice Contrucci –. Per la quantità degli spazi (circa 7- 8 ricavati da muri a secco costruiti con pietre monolitiche enormi ) gli alberi erano pochi. Oggi è possibile vedere questi sassi dalle dimensioni enormi che suscitano inevitabilmente molte domande».

Una forma devozionale si può vedere proseguendo il cammino quando è possibile osservare sia sulla destra che sulla sinistra le "coppiglie" lungo la roccia (nelle incisioni come forma devozionale).

«Giunti a Porta a Castello, dove il punto è segnato da una grande croce in ghisa del XIX secolo, si apre un luogo denso di mistero, mai studiato: si nota una grossa pietra monolitica sdraiata con la punta rivolta verso est, che guarda Casoli dove si trova l' altare del calendario celtico – aggiunge il camerlengo –. In questa enorme roccia si trova una incavatura rotonda che dà l'idea di aver raccolto offerte votive. Era stata sicuramente approntata dagli abitanti prima dell'avvento romano. Poco sopra si arriva alle spaccature, lunghe alcuni metri e larghe 60-90 centimetri. La spaccatura è naturale, ma la cosa che colpisce è che l'aria che fuoriesce dall'interno è a temperatura diversa da quella ambientale, quasi un vapore. Nei mesi invernali il salto termico è più evidente».

Chi si è avvicinato con le torce elettriche è riuscito solo ad intravedere un antro enorme inesplorato e mai studiato.

«All'inzio solo un mucchio di terra. Una possibile grotta? Non è da escludere – afferma Contrucci –. Resti di animali? Un offertorio? Anche questa ipotesi è stata fatta. E' tutto da scoprire».

Superato questo punto si arriva alla località La Torricella dove i resti di una torre rotonda probabilmente di epoca romana dominano la splendida vallata.

Altro itinerario da non perdere è poi quello che parte da Palleggio. Dalla chiesa di Pian di Scalchi, vicino al cimitero, si prosegue la pedonale che conduce a Cocciglia. Dopo circa 15 minuti ci troviamo davanti a un ponte, sicuramente romano, che attraversa il torrente Scesta quasi sempre secco. Una costruzione bellissima che viene chiamata il Ponte Vecchio. Si tratta di un ponte con un arco a tutto sesto, alto, esile che sembra una pennellata di luce nel verde del bosco. Oltre il ponte è possibile vedere un breve tratto di strada di fattura romana, rovinata dal continuo transito di trattori.

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